LA “GRANDE GUERRA” ECONOMICA FA LE SUE VITTIME

FINANZA: RISPARMIATORI NEL BARATRO, LA CRISI PUO’ UCCIDERE (2)

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LO PSICANALISTA MELE, CROLLANO GLI IDOLI E L’ANGOSCIA PUO’ FINIRE IN TRAGEDIA

(Adnkronos) – Un suicidio quello di Renato, avvenuto mentre i tg si aprivano con la notizia del balzo record a Piazza Affari. Ha voluto porre fine alle proprie sofferenze. “Nonostante i buoni risultati – ha raccontato Roberto G., un nipote della vittima – aveva la fisima che la sua ditta andasse male”. E così ha raggiunto il balcone del proprio appartamento in corso Racconigi, è salito sull’impalcatura montata dagli operai che stavano ristrutturando lo stabile, e si è lanciato nel vuoto. Un volo di sei piani finito in una chiazza di sangue sul cortile di cemento. Una storia come tante, che trova come possibile spiegazione il crollo improvviso di punti di riferimento.
“In questa crisi economica – spiega all’ADNKRONOS lo psicanalista e criminologo Francisco Mele, che dirige il Settore Terapia Familiare del CeIS ed è docente di Sociologia della Famiglia e di Pedagogia della devianza e dell’emarginazione minorile presso l’Istituto ‘Progetto Uomo’ – c’è una caduta di certi idoli, e l’uomo non è più attrezzato a superare gli ostacoli posti dall’esistenza”.
Per Mele, che nella sua carriera ha lavorato in Argentina in ospedali psichiatrici e istituzioni minorili, “da alcuni anni stiamo vivendo una guerra economica forte. Si cerca continuamente di dare una faccia al nemico, un nemico non individuabile, così anche la moglie, il figlio possono diventare nemici. Oppure si sceglie il suicidio come ultima carta contro l’incertezza”.

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Decreto legge sulle detenute madri in Parlamento

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Adnkronos, 6 ottobre 2008

Mele sottolinea che però “occorre vedere per quale ragione la madre sia finita in carcere. È sicuramente riscontrabile un trauma nel minore quando il contesto familiare in cui viveva era sano e tranquillo” e la madre è finita in carcere per “un incidente di percorso”. “Diverso è invece il discorso – spiega lo psicanalista – per i bimbi nati in un contesto delinquenziale dove la criminalità organizzata, il furto e altri reati fanno da padroni e sono la normalità”. Dunque, diversi sono i modelli a cui si ispirano i piccoli, diversa è la reazione e l’incidenza nella sfera psico-affettiva. Particolarmente positiva è per Mele la previsione dell’allungamento del limite d’età del minore da 3 a 10 anni, perché attraverso un lavoro di tipo educativo e psicologico del piccolo nel contesto familiare si può aiutare la madre a cambiare.

“Da una parte – spiega l’esperto – si rinforza il sistema psico-emotivo del bimbo e dall’altra si cerca di cambiare il sistema morale di certe famiglie”. Inoltre, ribadisce Mele, occorre differenziare ogni madre: “la madre infanticida – aggiunge – come fa ad accudire un figlio? Lì si deve intervenire psicologicamente. Si tratta di un lavoro terapeutico che agisce sulle emozioni perché spesso non siamo educati a gestirle. E attraverso il bimbo ci può essere il recupero anche della madre”. C’è infine un ultimo punto importante da affrontare, precisa lo psicanalista: La giustizia – conclude Mele – rappresenta il “Terzo” e molti bambini crescono nella convinzione che il giudice è cattivo perché ha punito ingiustamente la madre e quindi si costruiscono un’idea sbagliata di giustizia. È proprio sul limite tra giustizia e ingiustizia che si deve lavorare per insegnare ai piccoli i giusti valori. Continua a leggere

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