Il popolo di San Gennaro

in Forum Italicum: A journal of Italian Studies, 2018

Abstract

La ricerca parte da un esame del popolo di San Gennaro, a Napoli, come garante della costruzione sempre in divenire dell’identità napoletana, secondo la Teologia del Popolo sviluppata dai teologi e filosofi argentini Lucio Gera, Justino O’Farrell e Juan Carlos Scannone.

Il popolo possiede una conoscenza, una razionalità, anche se non teorico-scientifica, che si esprime mediante le celebrazioni liturgiche, le feste religiose, le processioni. Facendo riferimento alla prospettiva mnemostorica (Jan Assmann), San Gennaro è una figura della memoria e non della storia.

Applicando la lettura bio-politica elaborata da Michel Foucault, nel culto di San Gennaro, durante la cerimonia delle feste dedicate a San Gennaro, trovano fondamento e legittimazione la Chiesa, lo Stato rappresentato dalle sue istituzioni e il popolo napoletano. Paradossalmente anche la camorra cerca una legittimazione per imporre il suo proprio predominio, nonostante che la sua pretesa venga respinta e condannata sia dallo Stato che dalla Chiesa.

Vai all’articolo completo >>

Share on Facebook

Cure palliative pediatriche ISSN 2017

ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

Cure palliative pediatriche in Italia: stato dell’arte e criticità

A cura di Enrico Alleva (a), Franca Benini (b), Anna De Santi (c), Andrea Geraci (d) e Marcello Orzalesi (e)

Il presente documento rappresenta il risultato di un lavoro di gruppo multidisciplinare, riguardante le attuali problematiche nell’ambito delle cure palliative nella popolazione pediatrica italiana. Si è cercato di fotografare la situazione attuale, evidenziando le criticità e provato a suggerire delle proposte. Le principali aree sono il contesto socio-culturale, quello politico-normativo, l’eleggibilità e le caratteristiche dei bambini in cura nonché le questioni relative alla formazione del personale. Si suggeriscono inoltre degli interventi cosiddetti integrati e quelli riguardanti la comunicazione, per i piccoli e giovani pazienti, per i loro familiari ma anche per il personale sanitario coinvolto in un tipo di assistenza particolarmente impegnativa.

This document is the result of a multidisciplinary working group concerning the critical issues of palliative care as far as the Italian pediatric situation is concerned. Starting from the study of the current situation, we pointed out critical points and tried to make proposals. The study examined the socio-cultural, political and legal background, analyses of young patients who met the eligibility criteria, the peculiarities of young patient treatment and personnel training, suggestions of integrative medicine and health communication for children, young patients and their families, and for health professionals involved in such a delicate activity/assistance.

Il rapporto è accessibile online dal sito di questo Istituto: www.iss.it.

Continua a leggere

Share on Facebook

Sociologia della famiglia – corso 2017-2018

IPU ISTITUTO UNIVERSITARIO PROGETTO UOMO

CAMPUS DI SCIENZE PSICOPEDAGOGICHE E SOCIALI

AFFILIATO ALLA FACOLTA DI SCIENZE DELL’EDUCAZIONE UNIVERSITà PONTIFICIA SALESIANA DI ROMA

Anno Accademico 2017-18
Prof. Francisco Mele
ARGOMENTI
La famiglia nella storia, le trasformazioni e le tipologie familiari. La triade individuo-famiglia-istituzione. La triade dell’etica della personalità. La famiglia come luogo privilegiato della costruzione dell’identità. La mnemo-storia familiare. Il modello trialogico: studente-famiglia-docente.Analisi del contesto di incertezza, della società del rischio e della società post-nevrotica. Antropologia della famiglia e gli ordini di riconoscimento all’interno della triade: misconoscimento/riconoscimento/rivalità mimetica. La teoria sistemico-relazionale. Il concetto di ciclo vitale e ciclo culturale della famiglia. Strumenti utili alla comprensione del sistema familiare: il disegno della famiglia, il genogramma, l’ecomappa. L’etica ricostruttiva e la polemologia familiare.

BIBLIOGRAFIA
BOGGIO M. (2001), Farsi male, Falzea ed, Reggio Calabria; FOUCAULT M. (2004), Gli anormali, Feltrinelli, Milano; GIRARD R. (2001), Vedo Satana cadere come la folgore, Adelphi, Milano; HALEY Y (1976) , Terapie non comuni, Astrolabio, Roma; MELE F. (2004), Le spie dell’incertezza. La famiglia, la scuole, le istituzioni. La costruzione del Sé allo sbando, Bulzoni, Roma; BOGGIO M., BORTINO R., MELE F. (2006), Il disincanto. Le patologie dell’abbondanza in una comunità terapeutica di doppia diagnosi, Armando ed, Roma; MELE F. (2006) “Amarsi male. Quello che resta della famiglia in una società post-nevrotica” in In-dipendenza: un percorso verso l’autonomia, V.II,a cura di Teresa Albano e Lolita Gulimanoska, FrancoAngeli, Roma; GIDDENS ANTHONY, (1995) La trasformazione dell’intimità, Il Mulino, Bologna; SARACENO C., NALDINI M., (2007) Sociologia della famiglia, Il Mulino, Bologna; PAPA FRANCESCO (2016), Esortazione apostolica Amoris Laetitia, in http://w2.vatican.va/; Antonio Spadaro (2016) AMORIS_LAETITIA.pdfcommenti www.laciviltacattolica.it/articoli_download/…/SPADARO
Consultare i siti www.franciscomele.it e www.psicologiacritica.it

LEZIONI
I – 24 novembre 2017
Le origini della violenza sociale e familiare a partire dall’analisi del conflitto interreligioso nelle religiose monoteistiche secondo Jan Assman, Jonathan Sacks e René Girard.

Share on Facebook

I travestis e i custodi della femminilità

01-dominot-torino

Dal libro di Maricla Boggio, Dominot, pubblicato da Armando Editori, Roma, 2016

frammenti del saggio di Francisco Mele LE GABBIE DELL’IDENTITA

I custodi della femminilità

In ogni rappresentazione da parte di Dominot-donna si ri-presenta la madre ideale, la donna che è apparsa come un flash e poi è scomparsa per sempre. Dominot, nel suo travestimento, vuole incarnare da una parte la madre immaginata e desiderata, dall’altra la femmina fatale ed erotica, cercando in tal modo di riunificare la separazione fra la madre asessuata e la donna, necessaria alla base del principio che vieta l’incesto. Continua a leggere

Share on Facebook

Etica e giustizia

Locandina Aracne, libro

Con il prof. Catelani 2016Problemi giuridici della società contemporanea

Francisco Mele

sul libro del costituzionalista Alessandro Catelani

 24 giugno 2016, FUIS, p. Augusto Imperatore 4

Il diritto senza l’orizzonte etico è fonte d’arbitrio. L’etica senza un’articolazione nel diritto è cieca.

Dobbiamo tener conto del vissuto di questi ragazzi che ha a che vedere con l’istituzione scuola ma anche del rapporto con il mondo.

Vorrei portare una mia esperienza in merito.

Anni fa ho fatto una ricerca sulla coscienza morale dei ragazzi, quella dei professori e anche sulla coscienza morale dei genitori.

La ricerca ha coinvolto più di 1200 ragazzi, 220 famiglie e una cinquantina di insegnanti: ho dovuto constatare attraverso il risultato che la coscienza morale dei genitori era più bassa di quella dei figli. Un caso particolarmente triste è stato quello di un ragazzo che aveva investito una donna con la moto: ero presente quando il rettore stava cercando di capire perché il ragazzo aveva compiuto questo gesto gravissimo senza tener conto del danno alla persona, e arriva la madre che si getta con una rabbia e una violenza incredibili contro il rettore urlando: Come mai lei critica mio figlio? Che ha fatto? ha investito una zingara,!: per quella madre la zingara non era un essere umano!

Credo che questi siano gli argomenti che ci toccano tutti i giorni nell’ambito della giustizia e in rapporto alla persona, in riferimento quindi al tema del diritto.

Come psicoanalista ho dialogato sempre con il diritto, perché in particolare nella filosofia del diritto risiede la filosofia dell’uomo. Ognuno di noi si pone di fronte alla legge; ogni spazio della nostra vita è intessuta di diritto, per cui pensare che ci sia uno spazio libero totalmente dal diritto, rappresenta la convinzione che possa esistere una situazione perversa nella quale io posso agire impunemente senza considerare la legge.

Secondo Lacan la psicopatologia viene organizzata in funzione del rapporto che ha il soggetto nei confronti della Legge. Continua a leggere

Share on Facebook

LA TEOLOGIA DEL POPOLO (PUEBLO) in Papa Francesco

padre Juan Carlos Scannone 24-03-14 alla gregorianafrancisco nello studioIl 

Padre Juan Carlos Scannone

Il  TRIALOGOS PERSONALE[1]

DALLO SPAZIO DELL’INTER-ANONIMATO AL LUOGO DEL INTER-SOGGETTIVO. DALLA MASCHERA AL VOLTO

Francisco Mele

All’interno della comunità considerata nella dimensione del popolo di Dio il soggetto individuale viene superato dal soggetto plurale. Si tratta di un soggetto comunitario che agisce con una triplice funzione. Il soggetto comunitario dà spazio alla manifestazione di tre logoi, ovvero il logos di Dio, il logos della comunità intesa come unità multiforme culturale, e il logos della persona che trova negli altri due logos la propria forza e garanzia.

Il soggetto plurale nella configurazione di persona si trova a dover fronteggiare un rapporto con l’intimità, con il suo centro ontico nell’espressione del filosofo Ismael Quiles, in un rapporto con la “estimità” ovvero con la esteriorità che non è uno spazio esterno totalmente ma uno spazio che interviene nella stessa costruzione del soggetto plurale.

Il logos giovanneo che riguarda l’importanza del Verbo dà inizio alla costruzione del mondo perché senza il Verbo non c’è possibile conoscere il mondo. Ma questo Verbo inteso come la parola incide nel corpo del vivente, lasciando il segno in termini lacaniani il “tratunario”, che permette al soggetto del popolo cristiano l’inizio della costruzione della propria identità.

Il logos come parola di Dio ha una duplice collocazione. Si trova in una esteriorità e in una interiorità: la parola di Dio la si ascolta come se venisse dall’esterno, ma al tempo stesso la si ascolta come se provenisse dalla propria interiorità, cioè da quel centro ontico del soggetto.

Se lo Spirito si incarna nel popolo, il soggetto dovrà ascoltare quel popolo di cui fa parte. Gli altri gli restituiscono il volto dell’invisibile.

Il concetto di popolo è un concetto che porta a discussioni contrastanti. Emmanuel Lévinas era contrario all’idea di popolo, in quanto le ricorda il Wolk nazista, padre Juan Carlos Scannone – uno dei padri della Teologia del Popolo- le risponde che c’è una grande differenza tra i due tipi di popoli. In quello di Wolk,  l’idea di popolo ha a che vedere con un esercito di persone in marcia, in cui tutti tenendosi per le braccia intrecciate seguono il leader illuminato.

A questa idea di popolo i teologi del popolo contrappongono il “noi” comunitario, che si presenta in una triplice dimensione, “gli uni con gli altri”, “l’essere di fronte all’altro”, “l’essere tra” (come lo è Gesù tra di noi), tenendo conto da dove si viene, che vuol dire riconoscere la lingua e la cultura degli altri ai quali la triade Io Tu Egli appartiene. Continua a leggere

Share on Facebook

COMUNITà E GIUSTIZIA

DALLO SPAZIO DELL’INTER-ANONIMATO DELLA MASCHERA ALLO SPAZIO INTER-SOGGETTIVO DEL VOLTO

Conferenza tenuta il 16 novembre 2015 presso la Diocesi di Vicenza nel ciclo Comunità e Misericordia, organizzata dalla FUCI di Vicenza

Comunità e Giustizia. Vicenza

DI FRANCISCO MELE

La comunità si fonda sulla persona e la persona si realizza nella comunità.

Il concetto di comunità viene contrapposto da alcuni autori a quello di individuo.
Quando predomina la comunità è a discapito del singolo.
Quando invece una società esalta l’individuo, si verifica la cancellazione della comunità.
Nel XX secolo due modelli di società hanno portato la comunità allo stremo: il nazismo con l’imposizione del principio legato alla supremazia della razza da una parte, e il comunismo basato sulla lotta di classe dall’altra si sono dimostrati due sistemi politici che hanno soffocato la diversità delle persone.
In contrapposizione a tali sistemi, il sistema capitalista ha esaltato l’individuo portando all’estremo la competizione, l’egoismo e l’avidità dei singoli, imponendosi in questo modo il principio di Hobbes della guerra di tutti contro tutti.
La sfida di oggi con gli eventi accaduti a Parigi il 13 novembre 2015 pone la necessità di ritrovare la comunità come spazio di sostegno alle persone che vivono in situazioni di rischio, di paura e di assoluta povertà, perché “La comunità si fonda sulla persona e la persona si realizza nella comunità”.
Il paradosso di questi attacchi a Parigi può essere l’opportunità di costruire una vera identità di comunità europea con tutte le sue contraddizioni.
In questo caso la comunità si organizza in funzione di un nemico esterno che si presenta minaccioso e foriero di pericoli. Continua a leggere

Share on Facebook

LA DROGA CAPTAGON: IL DISATTIVATORE DI COSCIENZA

Francisco Mele

1° dicembre 2015

Per il giornale online L’INDRO mi sono state fatte alcune domande dalla giornalista Léa Vettorato, poi pubblicate in un articolo del 1° dicembre, che mi hanno dato lo spunto per esprimere alcuni concetti da me elaborati su temi attuali.
La droga dei jihadisti è un nuovo sistema per affrontare i rischi e le sfide delle guerre, come in tempi passati lo sono stati l’alcol, la morfina, la cocaina, l’eroina e le anfetamine.
Il captagon è un derivato anfetaminico di notevole potenza, assai più in grado di esaltare e sconvolgere la mente di chi lo usa che le sostanze precedenti.
La sua potenza è analoga come livello alle armi belliche ora in uso, di alta portata tecnica, capaci di uccidere in maniera allargata e immediata una enorme quantità di persone e di distruggere a largo raggio, assai più che l’apparato militare, già fortemente micidiale, di pochi anni fa.
Lo sviluppo arsenale bellico va quindi di pari passo con lo sviluppo dell’arsenale farmacologico.
Questa droga non è usata soltanto in campo bellico, ma anche come uso quotidiano di quei giovani che non trovano un loro riconoscimento all’interno dell’attuale sistema sociale. Di qui si può capire come tanti ragazzi del mondo occidentale, addirittura nati e viventi in paesi culturalmente vicini a noi, abbiano ascoltato il richiamo di chi li invitava a entrare nelle file jihadiste.
Assistiamo a processi di disidentificazione, quindi di perdita di identità che spingono tanti giovani ad entrare in strutture che forniscono identità. I fornitori di identità sono delle istituzioni che danno un senso a una vita che ha perso un itinerario esistenziale.
In sintesi, passiamo da spazi che ho definito “dell’interanonimato” a spazi in cui i soggetti indossano una maschera identitaria apparentemente chiara, ma che sconvolge ad esempio amici e familiari di quei ragazzi che sembravano muoversi tranquillamente nel loro contesto di appartenenza. Continua a leggere

Share on Facebook

Psicologia della liberazione (liberación) e psicologia del popolo (pueblo)

FRANCISCO MELE

Dobbiamo uscire dai rischi di una PSICOZOOLOGIA  UMANA

I PSICOZOOLOGI SONO FUNZIONALI AL SISTEMA CHE SI MUOVE NELLA LOGICA INCLUSIONE-ESCLUDENTE ED ESCLUSIONE-INCLUDENTE. NELL’ERA DELLA  “GLOCAL-EXCLUSION”: I  SOGGETTI ALLO STESSO TEMPO VENGONO INCLUSI PER ESSERE ESCLUSI.

 

Nella foto il  padre Juan Carlos Scannone, uno dei padri della Teologia del Popolo

Dalla parte delle vittime

 In America Latina nasce la teologia della Liberazione a partire dai lavori dei teologi Gustavo Gutiérrez, Hélder Camera, Leonardo Boff,  Paulo Freire, Ernesto Cardenal.

La teologia della Liberazione deriva da una elaborazione teorico-pratica dei documenti di Medellin del 1968 e di Puebla del 1979. Si tratta in definitiva di una lettura del Vaticano II, cioè della  Costituzione Pastorale “Gaudium et Spes” del 1965, dell’Enciclica  di Paolo VI “Populorum progressio” del 1967 e  della Esortazione  Apostolica Evangelii Nuntiandi del 1975.

La riflessione teologica da parte delle vittime costituisce un impegno della Chiesa latino-americana a favore dei poveri, una resistenza contro un processo mondiale che anni dopo viene definito la globalizzazione.

La presa di coscienza delle condizioni socio-economiche imposte da un capitalismo neoliberale improntato al profitto  da parte dei teologi si è estesa ad altre sfere delle scienze umane economiche e della filosofia.

Gli autori europei presi in considerazione dai teologi della Liberazione sono principalmente Emanuel Lévinas e Paul Ricoeur, due filosofi che avevano lottato per la libertà ed erano stati in prigione in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale.

L’integrazione tra pensiero filosofico, teologico, sociologico e psicologico è stata determinante per la comprensione di una realtà che portava a un maggior impoverimento delle masse in un continente ricco di materie prime e di potenzialità di utilizzazione.

La consapevolezza, da parte degli intellettuali, dei contadini, della classe media borghese impoverita, che la povertà non è una maledizione inviata da Dio, bensì il risultato di uno sfruttamento dell’uomo sull’uomo, ha scatenato come reazione del potere economico e politico una guerra senza precedenti sui soggetti divenuti consapevoli.

In prima fila fra gli intellettuali è in evidenza il gruppo gesuitico latino-americano. Infatti le reazioni delle dittature si sono scatenate contro di loro uccidendo tanti fra questi, come ad esempio nel gruppo de El Salvador Ignacio Ellacurìa e Ignacio Martin-Baro. Quest’ultimo ha cercato di elaborare una psicologia della Liberazione. Continua a leggere

Share on Facebook

LA COMUNITA SI FONDA SULLA PERSONA E LA PERSONA SI REALIZZA NELLA COMUNITA’

Papa Wojtyla 1986 al CeIS e con  Papa Wojtyla in Vaticano 1997

Trascendere dal contesto

… “entrare nel concetto dell’azione” tende un filo rosso che unisce Vaticano II, la Dottrina Sociale della Chiesa, Giovanni Paolo II e papa Francesco…

Francisco Mele

Progetto uomo nasce come attività primaria del CeIS – Centro Italiano di Solidarietà. E’ il 1969.
Don Mario Picchi incentra il suo Progetto sull’uomo, e in particolare sull’uomo che ha bisogno di aiuto. Dopo un periodo di difficoltà e di lavoro oscuro, don Picchi trova il sostegno che farà decollare l’iniziativa in Paolo VI, il papa che gli offre la prima casa – in piazza Cairoli, a Roma – in cui portare i ragazzi per quella liberazione dalla tossicodipendenza che caratterizzerà per decenni l’impegno suo e degli operatori che saranno al suo fianco, convinti della serietà di un discorso che unisce al lato caritativo quello terapeutico.

Paolo VI è un papa immerso nella società in crisi, di cui è fortemente consapevole fin dai tempi della sua attività di Cardinale nella Curia di Milano, dove non ha ignorato i problemi dei giovani lontani da un’esistenza responsabile ed è venuto incontro alle necessità degli emarginati.
E’ sotto l’impulso del Concilio Vaticano II, voluto da papa Giovanni XXIII e sviluppato da Paolo VI, che la Chiesa accetta le sfide della modernità e si impegna a creare e a sostenere strutture incentrate nella cura delle persone con difficoltà, come appunto il CeIS fondato da don Mario Picchi, vero figlio del Concilio: l’Enciclica Gaudium et Spes (1968) costituisce un punto di riferimento fondamentale della Pastorale della Chiesa, anche e soprattutto nell’ambito dell’azione sociale.

Il seme gettato da Paolo VI mettendo a disposizione la casa di piazza Cairoli fruttifica miracolosamente con papa Giovanni Paolo II. Egli dona alla comunità di Progetto uomo altri spazi in cui moltiplicare e rendere sempre più realizzabile il Progetto: alla fine degli anni Settanta, San Carlo, la villa appartenuta al Cardinale Jorio a Castelgandolfo, dove i ragazzi che hanno superato un primo periodo diurno a piazza Cairoli possono sviluppare in tutta pienezza il lavoro di ricostruzione della persona. Il nome scelto per la casa – San Carlo – è quello onomastico di Karol, un omaggio velato al papa, con quell’aggettivo – San – che anticipa uno sviluppo di azioni che approderanno alla dimensione della santità.
Papa Karol ha amato i “ragazzi di don Picchi” – qualcuno ancora ricorda che al secondo anno della nascita della comunità San Carlo- era la fine degli anni settanta, ci fu un allarme in Vaticano, era “scomparso il Papa”, a piede Wojtyla lascia la sua residenza e va a trovare i ragazzi in Comunità: un’esperienza indimenticabile! Continua a leggere

Share on Facebook