LO SPAZIO E IL POTERE IN SUPERVISIONE

FRANCISCO MELE

E’ corretto continuare a usare il termine supervisione? Si è visto che alcuni autori preferiscono ad esempio il concetto di paravisione.
La supervisione riguarda una visione dall’alto, quasi di un fratello maggiore, o quella del panopticon di Bentham descritto da Foucault; un grande occhio circolare usato nel sistema penitenziario, che osserva tutto e tutti, mentre chi è osservato non sa da chi e quando viene osservato: questa struttura del panopticon richiama con efficacia il sistema di sorveglianza che, non più in senso strettamente architettonico ma come disciplina del sistema penitenziario, è disceso poi nella struttura della fabbrica, della scuola, delle istituzioni. Lo specchio unidirezionale è il sogno che avrebbe voluto Bentham. Certo che nell’ambito della terapia familiare non viene utilizzato con gli stessi scopi dalla guardia carceraria o dal capo che vuole controllare se i suoi impiegati lavorano.
Continua a leggere

Share on Facebook

IL MISTERO DEL NOME DEL PADRE
Rivista Lassalliana

Rivista Lassalliana, Numero 3, luglio-settembre 2010
FRANCISCO MELE

Il nome del figlio rimanda al Nome del Padre. Nella terminologia lacaniana il Nome del Padre rappresenta il significante fondamentale che dà inizio a tutto il movimento della catena dei significanti, struttura su cui si appoggia il processo simbolico.
Il nome del figlio è un significante che rimanda al significante fondamentale, per cui il figlio nella sua esistenza reale non può dimenticare che il suo esserci gli viene dal padre.
Attraverso questo gioco di rimandi si costruisce l’identità di una persona. Accettare il proprio nome, conoscere il suo significato simbolico permette di inserire il soggetto nella trama della storia e nel (dis)corso delle generazioni. Nell’universo religioso il significato del nome del padre poggia su “Quel Nome” che è al di sopra di tutti i nomi. Gli ebrei scrivono il nome di Dio, ma non lo pronunciano. Nel Nuovo Testamento, invece, l’uomo nomina Dio, si rivolge al Padre e può ascoltare la sua voce che lo chiama.

Nella Bibbia padre significa “colui che sa partire”. Teraj, padre di Abramo, lascia la città di Ur nella Caldea e si dirige a Canaàn per stabilirsi nella città di Jaràn.
Abramo, in contrasto con Teraj adoratore di più dei, dopo aver distrutto a martellate gli idoli appartenenti al padre, cammina verso il deserto confidando nella Parola di Colui che gli indica la via. Continua a leggere

Share on Facebook

I DISTURBI ETICI DI PERSONALITA (TRASTORNOS ETICOS DE PERSONALIDAD)

FRANCISCO MELE
novembre 2011

IL DISTURBO ETICO DI PERSONALITA

Il rapporto di un soggetto con gli altri è inserito e regolato da norme etiche. IL concetto di carenza dell’agire etico di personalità si configura in un individuo come l’incapacità di comprendere le ragioni degli altri e di valutare l’effetto della propria azione su di loro.
A questa categoria appartengono anche quanti subiscono un’azione ingiusta senza reagire, perché l’apparente vittima in realtà rinvia la sua contro-azione ad un momento più favorevole.
Continua a leggere

Share on Facebook

FAMIGLIA ED ETICA RICOSTRUTTIVA

casa di Mounier e di Ricoeur
FRANCISCO MELE

maggio 2006

La famiglia è una struttura in cui si intrecciano delle storie individuali che si incontrano, entrano in conflitto e generano nuove storie che incidono sulla costruzione dell’identità del singolo. Continua a leggere

Share on Facebook

EL ENEMIGO Y LA POLEMOLOGIA (guerra) JUVENIL

FRANCISCO MELE
Pubblicado en la revista Sistemas Familiares Vol. 26 n° 1
Julio 2010 Buenos Aires Argentina

EL ENEMIGO CUMPLE ALGUNAS FUNCIONES

– Sirve a compactar la fràgil identidad del sujeto o de un grupo.
– sirve a justificar los propios fracasos
– el enemigo oculta y no deja ver el precipio

La Polemología es una especialidad de la Psicología y de la Sociología Bélica. Este concepto lo estudió y elaboró el Sociólogo francés Gaston Bouthoul, después de la Segunda Guerra Mundial.Yo he tratado de aplicarlo en los grupos con las familias, trabajando sobre el conflicto que cada uno se vive cotidianamente. Cada uno se despierta todos los días lentamente o rapidamente; se sabe que tiene que prepararse para afrontar la jornada. Uno se viste casi como un automa, como un soldado que debe emprender su lucha contra el tráfico, contra el trabajo, contra la universidad, contra el tiempo, en cualquier ambiente y momento de su vida. Sabemos también que, en medio al frenesí del cotidiano, los otros, esos que se dicen amigos pueden facilmente transformarse en enemigos. Continua a leggere

Share on Facebook

LA FAMIGLIA E IL SENSO DI GIUSTIZIA

FRANCISCO MELE
rivista online famigliedonbosco.it
pubblicato online 30-07-2007

“E’ in grado la famiglia di creare per i figli il senso di giustizia?”

Sappiamo che il senso di giustizia si verifica in fasi collegate alla crescita della conoscenza e della comprensione. Bisogna sviluppare una concezione del mondo sociale e di ciò che è giusto e ingiusto se si vuole acquisire il senso di giustizia. (J. Rawls, Una teoria della giustizia, pag. 405).
L’esperienza, soprattutto nell’area mediterranea, in cui la famiglia è un nucleo presente, operante e influente fino all’età adulta rispetto ai figli, dimostra che tale famiglia non aiuta lo sviluppo di questo senso di giustizia.
Continua a leggere

Share on Facebook

IL TOSSICODIPENDENTE E L’ONANISTA

FRANCISCO MELE

marzo 2008

Una delle tre figure del mostruoso descritta da Foucault9 è quella dell’onanista. La masturbazione si pone come un segreto condiviso da tutti, ma che nessuno comunica a nessun altro; è un segreto che non viene condiviso apertamente con gli altri. La masturbazione a metà del XIX secolo viene considerata la radice virtuale di quasi tutti i mali, soprattutto la causa delle malattie nervose e psichiche.
Sempre secondo Foucault, queste tre figure inserite nel quadro degli anormali -il mostro, l’individuo da correggere e l’onanista
Continua a leggere

Share on Facebook

L’ATTACCO DI PANICO COME STRATEGIA DI SOPRAVVIVENZA

FRANCISCO MELE
marzo 2012

Al concetto dei meccanismi di difesa usato nella psicopatologia, io propongo di aggiungere lo studio dei meccanismi di attacco.
Io ritengo che si possa ribaltare il concetto di attacco e quello di difesa: davanti al “nemico” – reale o immaginario – il soggetto non solo utilizza meccanismi di difesa – ad esempio le fobie -, ma meccanismi di attacco: la fobia in questa linea può essere “letta” come un vero meccanismo di attacco: azione che serve a confondere il nemico, questi non saprebbe dove si nasconde il soggetto che soffre di fobia, quindi potrebbe agire come un cecchino.
Considero meccanismi di attacco altri comportamenti “bellici”, come il gioco d’azzardo, l’anoressia, la bulimia, l’alcoolismo, la tossicodipendenza, le nuove dipendenze tecnologiche.
L’attacco di panico entra a far parte di uno dei meccanismi di attacco usato da un soggetto per affrontare una situazione vissuta come pericolosa.
Continua a leggere

Share on Facebook

CRITICA ALLA TEORIA DEL CICLO VITALE

FRANCISCO MELE
marzo 2010

Il concetto del nido vuoto sembra tramontato, i figli rimangono nella casa paterna fino a tarda età. Tanti genitori vivono la terza età come una nuova adolescenza; sono i genitori ad avere quei comportamenti che ci si aspetterebbe di trovare nei figli, che invece ne hanno di più adatti a persone anziane: la fase dell’innamoramento e del corteggiamento comincia alle scuole medie, ma si può ripresentare in qualsiasi altra età; può essere che un genitore maschio lasci la famiglia per andare a vivere con il suo amico o una madre decida di lasciare figli e marito per una donna. Quando possiamo dire che cominci la terza età? Per alcuni inizia intorno alla metà dei cinquanta e per altri ai settanta; dipende dagli impegni, dalla capacità di ricreare nuove finalità di lavoro, di interessi, di curiosità e così via. Continua a leggere

Share on Facebook

MIO CARO NEMICO La guerra quotidiana in famiglia e nelle istituzioni

Francisco Mele
con un saggio di
Luigi M. Lombardi Satriani
ARMANDO EDITORE

In questo studio si affronta invece un “organizzatore esistenziale” visto come un nemico: di esso alcuni non possono fare a meno per affermare la propria identità sul piano individuale: “Senza il mio nemico, io divento folle”, dice Jacques Derrida.
Il paradosso della diade amico / nemico si riassume nella formula : “L’amico ci può tradire / il nemico non ci tradisce mai”. Continua a leggere

Share on Facebook