CONOSCERE IL NEMICO

NUOVI PERCORSI
Per conoscere il nemico

Nicola Basile

13 maggio 2010

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Vorrei che si prendesse alla lettera il titolo del libro: “Mio caro nemico”.Al momento il nemico si deve essere così ben nascosto che non ne vedo alcuno soprattutto tra chi ha scelto di leggere queste righe. Di amici ne vedo invece tanti e li ringrazio tutti con un grazie particolare all’autore, Francisco Mele che ci ha offerto di andare a scoprire assieme dove regni il nemico.Grazie infine a tutti coloro che hanno avuto la forza e l’interesse di incontrare assieme il proprio caro nemico e di mostrarlo agli altri perché ogni nemico assuma un volto, sia possibile disegnarlo e così svelarlo ai nostri occhi.Grazie direi infine al nemico perché sembrava essere scomparso dalla scena quotidiana, ormai resosi fratello, collega, figlio, madre e padre, politico, amministratore così da non poter essere più riconosciuto. Oggi invece il nemico è qui, presente tra di noi e a lui vogliamo dedicare le nostre energie perché si presenti e non resti nascosto.

Il nemico oggi non è all’opera è solo un invitato che parlerà di se stesso e ci offrirà la sua esperienza che è intrisa di sofferenza e sconfitte perché come dice Marco Giuliani, il nemico mai dorme.

Non può assopirsi il nemico perché il conflitto è per definizione l’uomo stesso, diviso dal Nome del padre alla nascita.

Francisco ci rammenta che Federico II, l’Imperatore intellettuale, uomo di cultura, aveva già compreso l’importanza del nome del padre e volle fare un esperimento.

Tolse alle proprie madri un nutrito gruppo di bambini per verificare quale lingua essi avessero parlato crescendo in isolamento. Lui magnanimo pensava che i bambini, in isolamento, non avrebbero parlato la lingua materna ma una congerie di lingue classiche, latino, greco.

I bambini morirono tutti perché il nemico aveva sconfitto il loro desiderio di vita, aveva tolto loro la possibilità di ricevere il dono del poter essere chiamati e quindi del poter essere uno e diviso dal nome datogli.

Federico II aveva tolto a quei bambini il significante che secondo Lacan è alla base della vita simbolica dell’uomo e pertanto thanatos li avvolse tutti, per pietas direi io.

Mi sovviene allora senza dover forzare troppo il mio pensiero, ricordare tutti quei bambini che nelle terre d’africa vengono sottratti alle famiglie e ancora senza andare lontani dalla nostra città, quelle bambine che da anni incontro con Mariarosaria Danza nella casa detta della mamma, che assunto come nemico il padre, non sanno di essere bambine.

Lo so che tutti assieme stiamo pensando alle bambine di un premier che le trasformava in schiave ma quel premier e quelle bambine non sono che il perfetto frutto del nostro caro nemico a cui noi oggi dedichiamo il nostro tempo.

Vorrei dedicare al mio caro nemico il tempo del perdono senza chinare il capo, né chiedere a lui di inginocchiarsi, perché anche lui non sa bene di essere il mio nemico e se riesco a dirgli cosa fa di lui un nemico, forse lui si può dedicare a altro.

Io e il nemico abbiamo insieme proprio la questione di essere figli di un padre che ci separò col nome dalla madre, così da renderci mancanti di quella meravigliosa pienezza che era essere tutt’uno con il corpo materno. Sia io che il nemico siamo stati costretti a essere guidati da un padre.

Qui però ci siamo distinti. Per quel che mi riguarda la guida del padre è stata assai lunga e impegnativa poi però mio padre mi ha salutato desiderando le terre d’africa, portando con sé la donna che mi generò.

Fu quello il tempo di divenire a mia volta padre, pensando che grande sicurezza fosse il tornare con i pensieri nella casa paterna, dove sempre sedevano un padre e una madre per poter ascoltare le mie perplessità, dubbi, speranze.

Il nemico invece ha pensato e pensa che il padre vada ucciso, cosicché lui possa prendere la sua sposa e cerca questo padre in tutti coloro che ne abbiano una qualche qualità. E’ facile per lui trovare nell’altro ciò che è a lui proprio e così innescare il crimine come atto sintomatico di una domanda senza parole.

Così io e il mio nemico ci incontriamo quasi tutti i giorni e non riusciamo spesso a riconoscerci, quando ciò accade ecco che si svela una tessera del puzzle che teniamo nascosto nel luogo della non parola strutturato come un linguaggio, l’inconscio.

E se esso emerge il nemico deve cambiare tattica e io mi sento per un poco di tempo piuttosto contento e alleggerito dalla sua compagnia.

E’ questo il tempo della ricerca della direzione di cura nell’incontro con l’altro nella stanza della psicoterapia, è questo il tempo della ricerca delle strategie di insegnamento nelle aule delle scuole, è questo il tempo della ricerca di una identità nel tempo della vita quando si rientra dopo ore di assenza nelle stanze delle case dove ci attendono gli altri animali che compongono la famiglia.

Non avevo pensato alla vita come un incerto campo di battaglia prima della lettura dell’opera di Francisco Mele come non avevo ritenuto utile ricorrere alla scienza della polemologia, parola del conflitto. Ma  per non rischiare di non riconoscere più me stesso quando incontro il mio caro nemico e come accade al notaro del libro di Marco, essere preso dal demone dello specchio in cui mi rimiro, Francisco mi rammenta che “il riconoscimento deve essere confrontato in una dialettica che tenga conto del misconoscimento che ogni uomo subisce, sempre da parte dell’altro. In questa dialettica – “riconoscimento/disconoscimento” si inserisce il concetto di “rivalità mimetica” di René Girard, per cui si verifica una trialettica. In questa triade deve essere inserita la storia del soggetto”

E poi continua

“Ma la storia del soggetto è un viaggio e questo viaggio è intriso di equivoci e inganni, per cui qualcuno uscendo da sé può rischiare di non ritrovare più la via del ritorno, qui la presenza della funzione paterna torna necessaria. Il viaggio è un viaggio guidato, per cui il soggetto può tornare arricchito di esperienze.”[1]

Io auguro ai lettori di queste righe di dare inizio al loro viaggio cominciando dalle righe del libro “Mio caro nemico”

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