PSICOPOLITICA DEL SOVRANISMO

PSICOPOLITICA DEL SOVRANISMO

Francisco Mele

 

 

 

 

 

 

 

 

articolo pubblicato in Ecologia della Mente, Rivista interdisciplinare per la costruzione di un comportamento terapeutico. Direttore Luigi Cancrini Volume 42, Numero 2, Dicembre 2019, Il pensiero scientifico editore

ATTUALITÀ

In un mondo che cambia con incredibile velocità, medici e terapeuti sono al centro di domande cui non è facile rispondere utilizzando la propria esperienza. Divulgare l’esperienza di chi ha lavorato per primo su temi dotati di un alto coef- ficiente di novità sarà, dunque, lo scopo principale di questa sezione della rivista.

In a fast world, practitioners and therapists are the target subjects of many questions to which it is not easy to answer using one’s previous personal expe- rience. The principal aim of this section will be to disseminate the experience of those who have been the first to work arguments with a high percentage of no- velty.

En un mundo que cambia rápidamente, médicos y terapeutas se ponen una serie de preguntas que no son fácil de contestar recurriendo solo a la experiencia personal. Nos interesa divulgar acá, los aportes de aquellos que han trabajado por primera vez sobre algunos temas nuevos.

L’INFLUENZA DEL POTERE SUL SÉ

Michel Foucault [1], nel suo studio sulla bio-politica, analizza il modello di- sciplinare che era alla base del sistema di produzione industriale. La disciplina e il controllo costituivano i dispositivi necessari a che i soggetti potessero essere produttivi. A questa conclusione Foucault era arrivato dopo lo studio del modello elaborato da giurista Jeremy Bentham conosciuto come “Panottico”, ispirato dalla costruzione del carcere moderno, applicato poi al manicomio, all’ospedale, alla fabbrica, alla scuola. Il controllo dello spazio, del tempo e dei corpi era un obiet- tivo necessario da raggiungere. Chi non si sottometteva a tale schema veniva con- siderato un disfunzionale o un anormale. Con l’avvento delle nuove tecnologie, il Panottico è stato superato ampiamente perché si è modificato anche il sistema produttivo. Oggi persistono tanti modelli che rispondono agli imperativi diversi- ficati dell’era definita neo-liberale e della globalizzazione.

Alla dialettica hegeliana servo-padrone ha fatto seguito la dialettica consuma- tore-produttore, delineandosi l’immagine dell’auto-imprenditore. Attraverso le nuove tecnologie, lo sfruttamento non è più soltanto quello dei corpi dell’era industriale, ma è anche quello della propria psiche. Secondo il filosofo coreano Byung-Chul Han il soggetto sfrutta se stesso credendosi libero nel farlo, senza poter percepire come il potere abbia influenzato e programmato il suo Sé in maniera volontaria.

L’effetto della ottimizzazione del Sé, che comporta il desiderio di arrivare a un punto di positività senza negatività, come scrive il filosofo coreano, porta a un incremento degli stati depressivi e anche – secondo me – alla costruzione di diverse identità contraddittorie che convivono nello stesso soggetto.

IL SOVRANO NEL GIOCO BIPOLARE

L’attuale Sovrano, inteso come chi crede di governare le menti dei suoi elet- tori, fa parte anch’egli di una macchina che lo trascende. Tale Sovrano si presenta in tante sfaccettature e conformazioni. Una delle sue immagini appare con la forma tradizionale, distante, severo, autorevole, al di sopra di tutti; un’altra è di- sponibile al dialogo, alla cordialità con il suo popolo, in una dimensione in cui viene cancellata la distanza fra il leader e i suoi elettori.

Questa forma di populismo che segue il modello della popolarità è rischiosa per lo stesso sovrano. Si viene a creare una mutua dipendenza quasi simbiotica capace di travolgere ciascuno dei protagonisti appena svanisce il sonnambulismo collettivo che mantiene apparentemente salda la struttura di un potere basato sul consenso. Attraverso la tecnologia gli elettori riescono a seguire le variazioni del pensiero, dei sentimenti e delle azioni del proprio leader in tempo reale. Questo eccesso di espo- sizione, che riguarda anche il lato privato del leader, porta a ciascuno dei protagonisti a una specie di altalena che passa rapidamente in un gioco bipolare dall’euforia alla depressione, dall’onnipotenza all’impotenza, provocando un incremento del meccanismo paranoide che porta a dover impostare un nemico, interno o esterno, costante, su cui incanalare la violenza insita nel dispositivo sovranista moderno.

Lo studio dell’attuale potere permette lo sviluppo di una psicopolitica (3)  come  disciplina che analizza tutto il sistema che coinvolge i soggetti che agiscono e subiscono il rapporto tra sé stessi e la comunità, virtuale e reale, propria dell’era attuale.

IL NEMICO NECESSARIO

Secondo Thomas Hobbes, il soggetto, per paura, cede una quota di libertà al Sovrano, e lo fa per avere un po’ di sicurezza attraverso i suoi mezzi di difesa.

Per Foucault, il Sovrano ha la facoltà di decidere della vita e della morte dei suoi sudditi. Nella concezione bio-politica, sempre secondo Foucault, il Sovrano ha il potere di lasciar vivere o di lasciar morire, come ad esempio tollerare che un paese invada un altro e distrugga la sua popolazione senza prendere posizione di condanna. Il Sovrano si rivolge in ogni momento al suo popolo indicando a turno il nemico necessario – interno o esterno, reale o immaginario – per incanalare le tensioni violente che minacciano l’esistenza dello stesso suo popolo [2].

Foucault quando si occupa della difesa della società scrive: «Il potere è la guerra, la guerra continua con altri mezzi. Così facendo, si ha il rovesciamento della tesi di Clausewitz ( “la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi” ) e si afferma che la politica è la guerra continuata con altri mezzi» [3].

Il Sovrano ha la facoltà di disporre del corpo dei sudditi e di impedire che degli stranieri entrino nel suo territorio, considerato luogo sacro e inviolabile. Il Sovrano ha anche la capacità di imporre lo stato di eccezione. Per il filosofo Giorgio Agam- ben [4] significa che il Sovrano può sospendere la validità dell’ordinamento giuri- dico: citando Carl Schmitt, egli sostiene che il Sovrano sta al di fuori dell’ordinamento giuridico, e tuttavia appartiene a esso, «perché spetta a lui decidere se la Costituzione in toto possa essere sospesa». Volendo dare un volto alla Legge, il Sovrano si presenta affermando: «Io sono la Legge. Non c’è sopra di me nessuna Legge». Avviene che tanti capi di Stato, dopo essere stati scelti dal popolo, tentino di modificare la Costituzione a loro vantaggio. Un’altra forma dell’aporìa – cioè della sua difficoltà in termini di logica – rispetto al potere si manifesta nel doppio messaggio: «Devi vivere, ma non ti do gli strumenti per vivere con dignità». In effetti il Sovrano può decidere chi deve vivere e chi deve morire. A livello sociale questo stato di cose si verifica riguardo a chi può accedere alle cure mediche o psicologiche e a chi è negata una reale forma di assistenza, mancando di mezzi personali.

Lo psicoanalista argentino Miguel Banesayag, prendendo spunto da una riflessione del giurista spagnolo Eduard Punset, si domanda: “C’è una vita prima della morte?”. L’autore, che è stato rinchiuso nelle carceri argentine nel periodo dei colon- nelli, fa riferimento alle tante persone che vivono in maniera drammatica, dolorosa, addirittura disumana la loro esistenza, essendo malati, privi di mezzi e in situazioni politicamente costrittive. Per queste persone si tratta cioè di una vita-non vita.

L’HOMO SACER

Agamben individua nell’homo sacer il soggetto che può essere ucciso da chiunque si senta minacciato senza conseguenze per lui. Questa figura dell’homo sacer ha la funzione del pharmakon nella duplice valenza di medicina o veleno.

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