IL VOLTO DELLA CROCE

I luoghi del sé e del non-sé

Francisco Mele

 Ciascuno di noi viene invitato a portare la sua croce, metafora diffusa nel popolo perché “portare la croce” significa assumere la sofferenza insita nella stessa vita.

Che cosa significa la croce di cui ciascuno deve assumersi il peso?

Se la croce è molto pesante, chi deve portarla ne rimane schiacciato, e quindi viene meno la metafora, perché una persona schiacciata a terra non è in grado di portare niente .

Nel Vangelo, Simone il Cireneo aiuta Cristo a portare la croce: ciascuno di noi ha bisogno che qualcuno lo aiuti a portare la sua croce, ma certi rifiutano l’aiuto.

Allo stesso modo dovremmo renderci conto della situazione in cui possiamo noi aiutare qualcuno oppure lasciarlo sprofondare.

Il valore della croce ha una forte valenza simbolica nella cultura di tradizione cristiana: in essa il piano verticale collega la dimensione del cielo con quella della terra, o la luce con le tenebre, la spiritualità con la carnalità;

il piano orizzontale rappresenta le braccia con cui l’uomo circonda il mondo.

  Il quadripodo esistenziale

Da anni sto lavorando, sia nell’ambito della psicoterapia che come docente, a sviluppare uno schema che ho definito il “quadripodo esistenziale”:  esso ha la forma di una croce, in cui il piano verticale e il piano orizzontale si incrociano a diversi livelli secondo la storia di ciascuno.

L’asse verticale riguarda il rapporto asimmetrico tra il soggetto in posizione di dominio e il soggetto in posizione inferiore: in Hegel è la dialettica rappresentata dal rapporto servo/padrone.

In sintesi, lo schema rappresenta il rapporto di una persona all’interno della gerarchia sia in posizione di subire il potere sia in posizione di comando.

L’asse orizzontale riguarda il rapporto intersoggettivo allo stesso livello tra fratelli, amici, colleghi, compagni di scuola o di giochi ecc.

Lo schema della croce viene presentato in tre figure che si sovrappongono senza annullarsi l’una con l’altra.

Nella prima figura la persona si confronta con sé stesso, con la sfera intima familiare, quella del mondo dell’amicizia o dell’inimicizia.

Nella seconda figura si ripercorre la sfera intima ma nella configurazione che riporta alle case, come il soggetto ha vissuto all’interno delle case dei genitori, quali sentimenti evocano; il rapporto con le proprie case; come ha vissuto in relazione alle case degli altri.

Nella terza figura si indaga sul rapporto del soggetto con le istituzioni, soprattutto quelle che sono intervenute nella costruzione della propria identità, come la scuola, l’università, il lavoro, la parrocchia o altro luogo di culto e di incontri giovanili.

Queste istituzioni possono essere definite come “fornitrici di identità”

Nello spazio delle istituzioni vengono evidenziate con più forza i luoghi del sé e i luoghi del non-sé.

Nei primi il sé realizza un proprio progetto nell’ambito di un progetto sociale istituzionale.

Nei secondi luoghi il soggetto viene invece sottomesso e talvolta ingiustamente penalizzato.

Questa  figura terza ripropone la triade dell’etica della personalità definita da Ricoeur come “la stima di sé, l’incontro con l’altro all’interno delle istituzioni giuste”. Continua a leggere

Share on Facebook