Bergoglio, erfgenaam van Simon Bolivar

Intervista pubblicata in Olanda

Interview met Francisco Mele, vriend en oud-collega van Paus Franciscus wiens opvolger hij was als professor in psychologie aan de universiteit van Buenos Aires.
Francisco Mele is specialist in familie therapie.

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Dalle Ande agli Apennini

Pubblicato dal Centro Italiano di Solidarietà don Picchi, 2013

 

Articoli: “Dalle Ande agli Appennini” di Francisco Mele

Nella foto Francisco Mele con Ismael Quiles, maestro del noviziato di padre Bergoglio

 

Avere il bastone di comando non significa dare ordini e imporre, ma servire” Papa Francesco

Francisco Mele1

Papa Bergoglio inaugura un nuovo tipo di leadership. E’ il Pontefice ponte fra il popolo e l’Altro da sé – Cristo -, in contrasto con la leadership narcisistica dei manipolatori di masse, che usano gli altri come ponte per arrivare a se stessi.

Parto da questa premessa per raccontare il percorso che mi ha portato a lavorare al CeIS.

Il Papa e i Gesuiti

Condivido con Papa Francesco il legame con i Gesuiti argentini.

Il Collegio del Salvador di Buenos Aires è uno dei collegi più antichi del paese; nasce intorno alla metà dell’Ottocento, quando in Argentina i Gesuiti hanno dato vita a una scuola di eccellenza per formare la classe dirigente del Paese, consentendo di frequentare i corsi anche a non abbienti meritevoli. Verso la metà degli anni Sessanta Papa Francesco – allora padre Jorge Mario Bergoglio – vi ha tenuto la cattedra di psicologia, lasciando poi l’insegnamento per la sua nomina a Provinciale dell’Ordine, ma ritornandovi poco dopo a ricoprire il ruolo di Rettore e Responsabile Spirituale della Comunità del Collegio del Salvador.

Il rettore della mia Università era Ismael Quiles, che è stato maestro del noviziato di padre Bergoglio, suo professore di filosofia e anche mio maestro.

La stessa cattedra di psicologia tenuta da padre Bergoglio, anni dopo è stata assegnata a me; io vi ho insegnato per dieci anni, cioè fino a quando sono venuto in Italia, mandatovi dal Governo argentino per seguire al CeIS un corso sull’uscita dalla tossicodipendenza, di cui già mi occupavo a Buenos Aires.

Gli argentini, europei in esilio

Borges aveva definito gli argentini degli europei in esilio, che andavano in quelle terre per trovarvi la pace e un sistema di vita sereno fuggendo dalle guerre e dalla miseria. Ciò accadeva dopo le due guerre mondiali, negli anni Trenta e Cinquanta. Ma qualche decennio dopo sono stati gli argentini a doversene andare per sfuggire alle persecuzioni politiche e alle crisi economiche.

Sono figlio di emigrati della seconda ondata. Il periodo della dittatura dei generali ha coinciso con gli anni dei miei studi universitari. Ho rischiato più volte di essere arrestato perché leggevo dei libri di psicologia, sociologia, antropologia – pubblicazioni considerate letteratura sovversiva -, e soltanto l’Università dei Gesuiti mi consentì di approfondire le materie necessarie alla formazione di un terapeuta, proibite dal regime nelle altre università, in cui era soltanto consentito di applicare la psicologia allo studio degli animali, perché non fosse messo in discussione il sistema sociale instaurato con la violenza. L’Università del Salvador era veramente un luogo protetto del pensiero critico che si valeva della dottrina sociale della Chiesa e dei documenti usciti dal Concilio Vaticano II.

 

Colegio del Salvador de Buenos Aires

 

 

Le tossicodipendenze

Dopo il ritorno della democrazia in Argentina, oltre al lavoro di psicanalista e di docente al Collegio del Salvador, avevo diretto un istituto minorile, lavorato in un ospedale psichiatrico giudiziario e in un carcere. Per queste esperienze ero stato chiamato dalla Segreteria dello Sviluppo umano e della Famiglia, per sviluppare dei progetti di prevenzione per i giovani, cominciava a emergere in maniera preoccupante il tema delle tossicodipendenze. Julio Bello, sottosegretario per i Minori e la Famiglia, mi inserì nella Commissione della Lotta contro la droga diretta da Wilbur Grimson.

Affacciandomi alla mia finestra del Ministero sulla Plaza de Mayo, ogni giovedì vedevo la folla delle donne dai fazzoletti bianchi sul capo che chiedevano giustizia per i loro desaparecidos. Quella libertà finalmente raggiunta, tanti giovani non sapevano gestirla; la sfuggivano, ne avevano paura, non erano preparati a una simile autonomia. Era una situazione triste. Dovevamo fermare il pericolo, mentre la sorte dei desaparecidos era ormai un male irreparabile: forse la droga ne era una conseguenza, dettata dalla crisi politica ed economica che rendeva le persone fragili.

In Europa invece la droga era soprattutto conseguenza di un apparente benessere, insieme alla delusione del progetto politico del Sessantotto. Si stava tentando di formulare dei progetti attraverso cui uscire dal problema: non solo con mezzi coercitivi, comportamentali, o legati all’illusione di seguire un leader carismatico, o ancora allontanando la dipendenza dalla droga soltanto attraverso il lavoro, la preghiera e la vita comunitaria, o ancora seguendo il modello medico-psichiatrico, o quello ispirato agli Alcoolisti Anonimi ecc. Inoltre si voleva arrivare a depenalizzare il tossicodipendente, sostituendo al carcere la comunità.

Chi si droga non lo fa per caso o spinto dagli amici, anche se questo talvolta può succedere. Nella persona che si droga c’è un problema di fondo che va trovato e risolto. Don Mario Picchi diceva che un tossicodipendente è un ragazzo che ha un problema in più2. Per risolvere questo problema, occorrono operatori con una preparazione specifica.

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Cercanía espiritual y cultural al ‘Padre Jorge’, hoy Papa Francisco

/>RADIO VATICANA EN LENGUA CASTELLANA


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Home > Iglesia > Noticia del 2013-10-02 12:49:29
(RV).- Un amigo fraterno en Cristo. La formación integral del hombre. Hay que diferenciar entre sabiduría y acumulación de conocimientos. Impulsar la cultura del encuentro también entre las generaciones. Que el mundo de la cultura no se quede aislado, que el saber no se quede lejos del hombre. El Papa Francisco exhorta también a escuchar a los jóvenes. Educación ‘personalizante’. En Cagliari, al terminar la Visita Pastoral del Papa Francisco, entrevistamos al doctor Francisco Mele, que nos habla de su cercanía espiritual y cultural al ‘Padre Jorge’ – Jorge Mario Bergolio, hoy Papa Francisco –. Ha sido catedrático de Piscología, en la Universidad del Salvador, de los jesuitas en Buenos Aires – cargo que desempeñó algunos años antes el P. Bergoglio, cuyo rector, el P Quiles, fue maestro de noviciado y de Filosofía del Papa.
El doctor Francisco Mele es psicoterapeuta, actualmente vive en Roma, trabaja en el ‘Proyecto Hombre’ y enseña en una filial de la Universidad de los salesianos en Viterbo. En esta entrevista reflexionamos sobre el encuentro con el mundo de la cultura en el Pontificio Instituto Teológico de Cagliari, en el que el Papa hizo hincapié también en la importancia de la fe y la razón, acompañados por Jesús, para no reducir al hombre a simple ‘material humano’. Y en la universidad como lugar de sabiduría, que tiene una función muy importante para alimentar la esperanza, para renovar la sociedad verdaderamente. ‘Hay que diferenciar entre sabiduría y acumulación de conocimientos’… ‘El Dios con nosotros, nos acompaña tenemos que aprender a escucharlo, que la esperanza sea siempre la luz que ilumina el estudio y el empeño’.
‘Poner el saber al servicio de la cultura de la vida. La responsabilidad de la ciencia y la ética’. En Cagliari el Santo Padre puso en guardia, una vez más, contra la idolatría del dinero, por encima de la dignidad humana, el doctor Mele señala que ‘el ídolo esclaviza, mientras que Dios Padre respeta nuestra libertad’.
(CdM – RV)

Estas fotos las tomé en Cagliari el 22 de septiembre del 2013. En la segunda se ve Papa Bergoglio con el arzobispo de Cagliari Arrigo Miglio a la salida del Seminario Mayor.

 

 

padre Ismael Quiles, Prof. di Filosofia de Papa Bergoglio. Fue rector de la Universidad del Salvador.

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Papa Francesco, Giovanni Minoli, radio 24

Un programma dedicato a Papa Francesco, Minoli legge un frammento dell’intervista a Francisco Mele realizzata da Lucio Caracciolo

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