STALKING E BONDAGE
La crisi del legame

STALKING E BONDAGE, IL RISCATTO DEI DISPERATI
L’analisi dello psicanalista e criminologo Francisco Mele

Valentina Marsella

Pianeta Giustizia,
Il Secolo d’Italia, mercoledì 21 dicembre 2011

Bondage e stalking, sono “due dinamiche complementari dello stesso fenomeno che è la crisi dei legami nella società della precarietà. L’esistenza è diventata precaria, nessuno riesce più a pensare al futuro, e questo stato di incertezza genera meccanismi distorti”

Amori violenti e rapporti ossessivi che sfociano davanti a un’aula giudiziaria e, qualche volta, in tragedia. Li raccontano i tanti casi di stalking che negli ultimi tempi, si susseguono sempre più spesso e che riempiono le cronache. Amanti e coniugi traditi, che diventano ‘persecutori’ dell’altro, annullando la propria vita per un’ossessione che li porterà solo in una direzione sbagliata. Lo stalking è reato, ma c’è un altro risvolto dei legami ‘viziati’ che spesso può culminare con una tragedia. Il bondage, gioco di soffocamento con varie tecniche orientali di erotismo estremo: l’ultimo caso è quello che ha visto protagonista l’ingegnere 43enne Soter Mulè, accusato della morte della studentessa 23enne, Paola Caputo, e tornato in libertà qualche giorno fa.
Bondage e stalking, sono “due dinamiche complementari dello stesso fenomeno che è la crisi dei legami nella società della precarietà. L’esistenza è diventata precaria, nessuno riesce più a pensare al futuro, e questo stato di incertezza genera meccanismi distorti”. Ad analizzare il legame tra i due fenomeni di amore o qualsiasi legame che sia portato agli estremi, è lo psicanalista e criminologo Francisco Mele, docente di Sociologia della Famiglia e direttore del settore Terapia Familiare del Centro Italiano di Solidarietà (Ceis). Mele riunisce stalking e bondage, in una teoria tutta sua elaborata con l’esperienza sul campo, nelle “strategie della sopravvivenza”. Chi diventa persecutore dell’ex, donna o uomo che sia, si “illude” di fermare il tempo, “in un processo di cambiamento che viviamo, dalla crisi economica a quella dei rapporti sociali”. E così chi si dà al bondage, ossessionato da una “volontà compulsiva di legarsi a qualcuno, quasi fino a soffocare. E ciò accade – spiega lo psicanalista italo-argentino – perchè chi perseguita o costringe qualcuno a un rapporto estremo, non vuole cadere dal precipizio della precarietà che ha di fronte. Ma non si accorge che in quel precipizio cadrà ugualmente”. Nel “gioco” del bondage, continua, “c’è l’illusione da parte dei partecipanti di poter controllare il principio della vita, il respiro, e di decidere quando e come morire. La paura della morte porta anche a credere che si possa gestire e calcolare. Nel gioco erotico la sessualità diventa uno strumento della volontà di potenza di qualcuno, del desiderio di dominare l’altro e di osservare quel passaggio all’interno del quale un essere cessa di vivere. L’illusione è di fermare l’attimo, di scoprire l’impossibile momento che sta fra la vita e la morte”.
La ragazza che è morta durante uno di questi giochi, spiega Mele, “aveva perso un fratello in un incidente. Forse questa esperienza l’ha indotta a trovare il modo di riscattare quell’evento accaduto senza poter controllare il passaggio alla morte, attribuendosi come per una scommessa la possibilità di guidare la sua vita fino al momento in cui decidere lei stessa di porvi fine, ma volendo arrestarsi un attimo prima, come non aveva potuto fare il fratello”.
Nello stalking invece, rileva Mele, oltre al persecuotore, c’è la vittima, con la sua volontà di fuggire da qualcuno che vuole soffocarla e a volte, distruggerla. Pedinamenti, sms, email che si insinuano nell’esistenza di chi è costretto a subire molestie a ogni ora del giorno e della notte. Come nel caso recente della 40enne, dirigente Ausl di Forlì, arrestata con l’accusa di aver inviato per quasi due anni messaggini sms morbosi, ingiuriosi e diffamatori ad un importante primario che lavorava nella sua stessa sede di lavoro, senza risparmiare familiari ed amici di quest’ultimo, allo scopo di attirare su di se tutte le attenzioni. Insomma un’ossessione anche in questo caso. E tutto si riconduce a un unico grande problema, fa notare il criminologo esperto del mondo penitenziario, la “precarietà e la crisi dei rapporti. Si vanno perdendo i legami solidi, e dunque anche la sicurezza sia nel contesto del lavoro che in quello familiare e delle amicizie”. Si tratta, di un nuovo concetto elaborato da Mele, di un “disturbo etico di personalità”: per analizzarlo, spiega lo studioso, ci si rifà alla psicoetica, ossia al “modo di rapportarsi con altro”. In questi fenomeni, la persona “viene considerata un oggetto da manipolare a proprio piacimento, il rapporto diventa strumentale”.
Non solo. “Ci sono persone – prosegue il criminologo – apparentemente in buoni rapporti con la realtà, ma che in certe aree sono portate a trasgredire, ad andare oltre il limite della legalità, dal sistema familiare a quello del lavoro. E’ come se si avessero tante personalità, che però non entrano in conflitto l’una con l’altra”. La precarietà, ribadisce Mele, non è solo quella economica, “che in questo periodo ha raggiunto livelli angoscianti – spiega – ma c’è n’è una, emergente, ancora più grave, che è quella sociale e dei legami, che porta le persone a vivere nella disperazione. La sofferenza si può elaborare, ma la disperazione, quella no”. Lo stalking, come il bondage, sono l’emblema di quella disperazione, rileva l’analisi dello studioso, ma anche quella di non poche correnti di pensiero che parlano di questa patologia sempre più diffusa nei rapporti. Il persecutore si attacca alla vittima come a un oggetto, un oggetto contro il quale scatenare spesso violenza fisica e non solo morale. E’ di questi giorni la notizia di un 47enne di Genova, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare, per aver picchiato, fino a fratturarle il cranio, l’ex fidanzata. L’ha perseguitata in tutti i modi, l’ha minacciata e pedinata per mesi e alla fine e’ stato arrestato. Determinante l’ultimo episodio, avvenuto qualche giorno fa, sotto l’abitazione della donna quando il rappresentante, ubriaco e nudo, ha cercato in tutti i modi di entrare nell’abitazione della donna. In questo come in molti casi analoghi, sottolinea Mele, lo stalker è “ossessionato dal fatto che la vittima sia la causa della sua infelicità. Quando la vede e la tiene sotto controllo, si sente come euforico, mentre quando non la vede e non riesce a seguirla, si dispera. E in questo meccanismo subdolo, anche la vittima rimane sotto scacco: non sa mai quando il persecutore tornerà a farsi vivo, e vive nella sua stessa angoscia”.
Chi soffre del disturbo etico di personalità, afferma Mele che scava nelle pieghe più nascoste dei legami umani, “è imprigionato in una dipendenza. E i principi etici, come la libertà, la vita e la responsabilità vengono meno. La libertà – conclude – è annullata dalle dipendenze affettive, e anche il principio della vita può venir meno, come nei tanti casi in cui dallo stalking si è passati all’omicidio o al suicidio. E ancora, la responsabilità: anche questa viene meno di fronte a una persona che si sente trascinata dagli eventi; allora la parola amore viene annientata dalla manipolazione e dal soffocamento dell’altro. L’amore somiglia molto alla parola farmaco, che vuol dire rimedio ma anche veleno”.

Share on Facebook

I commenti sono chiusi.