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IL CRIMINOLOGO FRANCISCO MELE: “OMICIDIO LORENA RITO DI GRUPPO. IL BRANCO HA TENTATO DI SALVARE SÈ STESSO

15 maggio 2008 – 17:03
Fausto Nicastro
(fonte Adnkronos)
”Il gruppo e’ piu’ della somma dei singoli componenti, e’ forte come una bestia feroce e si impone come mente e come identita’. Funziona come corpo compatto e senza la censura di qualsiasi barlume di coscienza individuale”. Per Francisco Mele, psicoanalista, criminologo e didatta di terapia familiare, l’omicidio di Lorena, la 14enne di Caltanissetta, uccisa da tre minorenni perche’ incinta di uno di loro, e’ stato ”un rito messo in atto dal branco per autoconservarsi e scongiurare la minaccia alla propria esistenza, forza e compattezza, rappresentata dal ‘bambino’ annunciato”.
”La ragazza era di tutti -spiega Mele all’ADNKRONOS- Se qualcuno l’avesse pretesa per se’ sarebbe esploso il conflitto e il gruppo si sarebbe dissolto. Ma nessuno pretendeva la ragazza per se’ e il gruppo era forte e unito. A rimettere tutto in discussione, a sconvolgere l’equilibrio la notizia del bambino in arrivo. Se il bambino in arrivo non fosse stato eliminato cosa sarebbe accaduto? La sua esistenza avrebbe imposto la ricerca del padre, del ‘colpevole’. E per il branco, per la sua unita’, sarebbe stata la fine. Di qui la decisione di sopprimere la minaccia, ossia appunto il bambino, e la ‘messaggera’ di tale minaccia, ossia la ragazza, la madre. Di qui il rito dell’ultimo rapporto sessuale prima di immolare la vittima, con ciascuno impegnato a fare la sua parte ”.
”La mente del gruppo – prosegue il criminologo- cancella come si e’ detto qualsiasi barlume di coscienza individuale, annientando il foro interiore, ossia il tribunale della coscienza. Cosa che avviene tanto piu’ quando anche il tribunale sociale non funziona. Tutti invocano la giustizia, ma quale giustizia?”.”Questo e’ un quesito importante che ne implica un altro – sostiene Mele- le famiglie di oggi sono in grado di trasmettere il senso della giustizia? La famiglia della vittima implora giustizia, minacciando altrimenti vendetta e il padre della ragazza dice che i colpevoli devono essere dati in pasto ai coccodrilli. Una storia triste, nella quale sono da salvare quei genitori dei ragazzi che hanno avuto la forza di chiedere scusa, al contrario dei figli”.

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