Psicopolitica e rivalità mimetica

La psicopolitica secondo la teoria mimetica

 

IL TERZO CERVELLO: lo spazio-tempo della mimesi.

 

Jean-Michel Oughourlian, a partire dalla teoria di René Girard sulla mimesi e dalle scoperte a posterioridella teoria dei neuroni a specchio, ha inaugurato un approccio interessante per comprendere  il comportamento delle persone in società.

Secondo questa prospettiva, la psicologia non può essere intesa come la scienza del singolo ma  considerata come la scienza che non può prescindere dall’interazione psicosociale.

Lo stesso Aristotele aveva definito l’uomo come un essere politico.

Il primo cervello ha a che vedere con l’area pre-frontale: essa riguarda il pensiero razionale cognitivo

che serve a spiegare a livello intellettuale le azioni di ogni soggetto nel suo vivere nel mondo.

Il secondo cervello che viene localizzato nel sistema limbico, comprende l’area delle emozioni e dei sentimenti. La scoperta da parte di Antonio Damasio, neurologo e psicologo portoghese, del cervello arcaico o cervello emotivo ha portato a uno sviluppo considerevole sul valore dell’intelligenza emotiva, capace di influenzare notevolmente il pensiero razionale.

La terza scoperta fondamentale in campo neurologico dei neuroni a specchio da parte dell’équipe di Parma da parte degli specialisti in neuroscienze guidata da Giacomo Rizzolatti e Vittorio Gallese è stata illuminante per comprendere il meccanismo mimetico ipotizzato molti anni prima da René Girard.

La scoperta ha significato una vera rivoluzione nel campo della conoscenza della mente dell’uomo.

Secondo Oughourlian si può immaginare e costruire una psicologia e una psicopatologia che tengano conto di questi concetti che illuminano con più profondità i rapporti interpersonali.

I quadri clinici della psichiatria francese che differenziava la psicosi, la nevrosi e le perversioni può essere arricchita con questa dimensione triadica del cervello umano.

Il terzo cervello non è legato a una zona  particolare dell’encefalo, ma è un’integrazione di tutte le aree che lo costituiscono. In questa teoria del terzo cervello viene attivato a livello metaforico – sostiene Oughourlian – una specie di cursore che si muove in rapporto al valore che ha l’altro per il soggetto.

L’altro può essere percepito e vissuto come modello, come rivale o come ostacolo.

Il modello è una funzione fondamentale per l’apprendimento. Un bambino copia il modello come maestro. Il lato positivo è che ciascuno di noi, avendo avuto un buon maestro, può costruire la propria identità in funzione anche della possibilità  se è necessario o se ci riesce di superare il maestro.

Invece se il maestro desidera di avere un prosecutore di sé stesso, e un allievo riesce ad essere al suo livello, questi può scatenare nel maestro una rivalità al punto tale di voler ostacolare questo allievo.

Il bravo maestro è colui che è capace accettare la crescita dell’allievo, e questi gli sarà grato.

Da parte dell’allievo, al di là della persona del maestro, può scatenarsi una competizione, in modo tale che egli diventi un rivale da combattere fino a cancellarlo.

L’amore-odio con il modello può portare un soggetto a sentirsi del tutto padrone di sé stesso, non dovendo niente a nessuno. Credendosi padrone di sé stesso, egli immagina che la sua storia cominci con lui.

Questa dinamica è legata al desiderio. Ogni soggetto desidera quello che l’altro in posizione di modello o come rivale desidera. Il conflitto avviene quando il soggetto in questione dimentica, attraverso un meccanismo di oblio, che il suo desiderio ha origine in un altro.

L’esempio più chiaro lo si trova in una seduta di ipnosi. L’ipnotizzatore dà un comando al soggetto indicandogli che dopo mezz’ora uscirà di casa con l’ombrello in una giornata di sole e all’angolo della strada lo aprirà. Il soggetto ipnotizzato esegue l’azione e non riesce a capire perché ha aperto l’ombrello sull’angolo della strada. L’induzione dell’ipnotizzatore comprendeva un secondo comando, che era di dimenticare l’ordine dell’ipnotizzatore.

In un piano più ampio, come quello della folla, si verifica una specie di dissoluzione del sé, in cui il soggetto si fonde in un torrente mimetico in cui tutti imitano il comportamento dell’altro venendosi a costituire una situazione – come spiega Oughourlian – di sonnambulismo collettivo.

Una lettura sulla psicopolitica – secondo questa prospettiva – riporta alla metafora delle pecore di Panurgo – nel “Gargantua” -, che si precipitano nel baratro una dietro l’altra senza chiedersi dove stanno andando.

È facile per il terzo cervello seguire la corrente senza uscire dal branco. Chiedersi dove si sta andando è un processo faticoso. Una parola che produce un effetto ipnotico nella folla è la parola ”cambiamento”.

Scrive Oughourlian -analizzando le elezioni che hanno portato Hollande al governo- : “Il terzo cervello della maggioranza dei francesi è stato trascinato da un desiderio mimetico condiviso di ‘cambiamento’, termine sufficientemente vago per inglobare tutti i desideri particolari, e contenente implicitamente la promessa della loro realizzazione immediata”. (p. 194).

Il campo della politica dovrebbe essere il luogo terzo che può acquietare la lotta e la violenza sociale portando questa a un piano in cui la ragione dovrebbe fornire gli strumenti di mediazione. Esso invece perde la sua funzione mediatrice diventando l’arena in cui ciascuno cerca di sbranare l’altro.

Il secondo cervello – quello emotivo – fornisce il carburante nelle forme dell’odio, della rabbia, del rancore che servono ad alimentare la rivalità all’estremo.

Ritornare a stabilire delle regole che cerchino di acquietare gli animi dei combattenti è il compito della politica con la P maiuscola.

La competizione all’estremo dimentica il bene comune perché ciascuno cerca di eliminare o neutralizzare il rivale senza calcolare le conseguenze a livello economico, culturale o sociale delle proprie azioni.

Il contrario della follia – sostiene Oughourlian – non è la normalità, ma la saggezza. Questo concetto di saggezza implica un lungo lavoro, su sé stessi, in cui il soggetto riconosce la sua propensione a vivere in rivalità con gli altri e soprattutto diventa consapevole di una massima, “concentrarsi in quello che si ha e non pensare sempre a quello che non si ha”.

Un pensiero di Sant’Agostino aiuta a capire che “la felicità è continuare a desiderare ciò che si possiede”.

Il politico dovrebbe fare questo lungo lavoro su sé stesso, sviluppando oltre all’intelligenza emotiva e all’intelligenza relazionale, l’intelligenza spirituale, intesa come la capacità di vedere con gli occhi della saggezza il totale e il particolare.

 

 

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