PADRI SEPARATI
i nuovi clochard


Hopital de la Salpetriere

Valentina Marsella
6-05-12

Padri separati i nuovi reietti d’Italia

Una crisi, commenta Mele, che “non tocca più solo i figli, ma anche i genitori. Penso ai padri separati e alle madri sole con figli a carico. Gente comune che non ha scelto liberamente di finire in strada, che non ha avuto il tempo di elaborare la perdita dei luoghi dove ci si sentiva protetti, catapultata nella giungla della guerra quotidiana”.

Tempi duri per chi finisce per strada a causa della crisi economica, trovandosi a fare i conti anche con il paradosso delle ‘sanzioni alla povertà’. Padri separati, madri abbandonate con figli a carico, cittadini che hanno perso il lavoro e che subiscono anche uno sfratto. I nuovi clochard non hanno più solo il volto di stranieri in preda a decreti di espulsione, fogli di via e permessi di soggiorno. Nel 2011, sottolinea il rapporto dell’Associazione Avvocato di Strada, che fornisce assistenza legale gratuita ai senza tetto, i diritti violati al tempo della crisi hanno riguardato molti italiani, che sono stati 732, pari al 31% del totale: erano stati 395 nel 2008. In crescita anche il numero delle pratiche che riguardano donne finite nella giungla urbana e che sono state 779, pari al 33% del totale. Numeri che raccontano un mondo molto spesso invisibile e fragile, dove la strada, apparentemente “luogo di tutti”, fa notare lo psicanalista e criminologo Francisco Mele, “non lo è, perché ogni centimetro dello spazio viene regolato e racchiuso, come sostiene il politologo Michael Walzer, nelle cosiddette ‘sfere di giustizia’, ossia in precisi ordini di riconoscimento nella terminologia di Jean-Marc Ferry. L’esempio è quello del padre separato che finisce per strada: la famiglia e il luogo di lavoro non lo hanno riconosciuto in quella sfera, ma anche per strada ogni angolo è occupato da più soggetti che non lo riconoscono”. Ma solo in parte, perché per molti versi, aggiunge il docente di Sociologia della Famiglia e direttore del settore Terapia Familiare del Centro Italiano di Solidarietà (Ceis), l’uomo che, per scelta o disgrazia non ha una dimora, continua a essere un cittadino. Calzante l’esempio delle sanzioni, atti della giustizia che ti riconoscono come cittadino, diceva Hegel”. Sono state 33 le persone che nel corso del 2011 si sono rivolte agli avvocati di strada perché erano state multate per aver chiesto l’elemosina, per vagabondaggio o per aver mangiato e dormito sull’asfalto. Mentre tra le pratiche di diritto civile le due maggiori casistiche hanno riguardato il diritto alla residenza, problema storico per i senza tetto, a cui si legano il diritto alla salute, al lavoro, all’assistenza sociale e previdenziale; in 119 hanno avuto bisogno di un legale per far valere un diritto che gli era negato, in 131 si sono rivolti agli sportelli di Avvocato di strada per problematiche connesse al lavoro: “un numero senza dubbio legato al perdurare della crisi economica”, fa notare l’associazione. Una crisi, commenta Mele, che “non tocca più solo i figli, ma anche i genitori. Penso ai padri separati e alle madri sole con figli a carico. Gente comune che non ha scelto liberamente di finire in strada, che non ha avuto il tempo di elaborare la perdita dei luoghi dove ci si sentiva protetti, catapultata nella giungla della guerra quotidiana”. Nel 2011 sono state 63 le persone che hanno avuto bisogno di una tutela legale perchè aggredite, minacciate e derubate mentre dormivano in strada (gli stessi casi erano stati 48 nel corso del 2010). Lo psicanalista ricorda la differenza di chi è clochard per scelta, e riesce a fare fronte alla guerra quotidiana della strada, e chi, per paura di finirci, decide che il suicidio è l’unica via possibile. L’ultimo caso, ricorda Mele, è quello di qualche giorno fa, dove un portiere 56enne, si è tolto la vita impiccandosi. Un anno fa aveva ricevuto una lettera di licenziamento e di qui a poco avrebbe dovuto lasciare la casa dove viveva. Sarebbe finito a mendicare sui marciapiedi. Divorziato e con due figli, il 56enne soffriva di crisi depressive, acuite dalla scomparsa della madre e da una quotidianità fatta di solitudine. “La perdita di una base sicura di lavoro, e quindi di solidità economica – sottolinea il criminologo – toglie alla condizione dell’uomo quel punto di appoggio fondato sull’autostima circa la propria posizione nel mondo che è prerogativa essenziale dell’universo maschile. In questo gesto definitivo coesistono due elementi, il meccanismo di attacco e il meccanismo di difesa: di attacco, perchè è come se si volesse colpire con un atto ideale e morale il presunto nemico, per lasciarlo confuso, disorientato e dubbioso; di difesa, per preservare dalla distruzione quel poco che resta della propria dignità”. Per lo psicanalista-criminologo, che è anche curatore del blog www.psicologiacritica.it, dove si approfondiscono queste tematiche, sarebbe “necessario creare dei Centri finalizzati a portare aiuto alle persone afflitte da disagi economici e affettivi”.
Il secolo domenicale Domenica 6 maggio 2012

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