LA VIOLENZA, RIFLESSO DELLA CRISI?

Post n°11 pubblicato il 04 Marzo 2009 da

LIBERISPIRITI

”La nostra societa’ -ha spiegato Mele all’ADNKRONOS- sempre piu’ all’insegna del consumismo ma sempre piu’ povera sta esplodendo. E il sintomo di questa profonda trasformazione in atto e’ la violenza e il modo in cui si estrinseca attraverso forme variegate, ma concentrate in alcuni momenti piu’ che in altri come se si innescasse anche un effetto imitativo a diversi livelli sociali in una sorta di spirale in cui l’aggressivita’ dell’uno si potenzia specchiandosi nell’aggressivita’ dell’altro”.
”E’ un’emergenza -ha aggiunto il criminologo- che va affrontata con responsabilita’ in primo luogo dalla politica.

Spaziando con la memoria, è facile ritornare alla propria infanzia e chi fra di Voi appartiene alla mia generazione si ricorderà certamente come pensando al futuro si pensava al fantastico mondo che ci aspettava nell’anno 2000.
Siamo giunti al 2009, ma a parte la vera rivoluzione rappresentata dalla tecnologia che ci permette di allacciare rapporti con persone sparse per il globo e il cui unico reale freno può essere la scarsa conoscenza della lingua inglese ci ritroviamo a dover convivere ogni giorno in una società che sta regredendo. Una società, in cui ogni giorno si apprendono nuovi episodi di Violenza.
Ma da cosa scaturisce tutto ciò ?
Roma, 18 feb. – (Adnkronos) – La crisi economica e l’aumento della miseria e del degrado, la perdita di valori e modelli di riferimento, il bisogno di affermazione della propria identita’ e del proprio ruolo sociale e all’interno della famiglia. Sono questi alcuni dei fattori che, secondo il criminologo Francisco Mele, che ha pubblicato diversi libri su questo argomento come ”Le spie dell’incertezza. Scuola, famiglia e istituzioni” e assieme a Maricla Boggio e R. Bortino ”Il disincanto-Le Patologie dell’abbondanza”, sarebbero all’origine dell’incredibile aumento di violenza alla quale si sta assistendo in questi mesi, dagli stupri al bullismo, agli abusi sui minori.
”La nostra societa’ -ha spiegato Mele all’ADNKRONOS- sempre piu’ all’insegna del consumismo ma sempre piu’ povera sta esplodendo. E il sintomo di questa profonda trasformazione in atto e’ la violenza e il modo in cui si estrinseca attraverso forme variegate, ma concentrate in alcuni momenti piu’ che in altri come se si innescasse anche un effetto imitativo a diversi livelli sociali in una sorta di spirale in cui l’aggressivita’ dell’uno si potenzia specchiandosi nell’aggressivita’ dell’altro”.
”E’ un’emergenza -ha aggiunto il criminologo- che va affrontata con responsabilita’ in primo luogo dalla politica. Non e’ scatenando la caccia all’uomo o organizzando blitz nelle baraccopoli che si possa sperare di cambiare la situazione. Ad una reazione corrisponde sempre una controreazione. Chiediamoci perche’ tanta carica di violenza dai romeni. Una volta erano gli albanesi. Oggi sono i romeni ad essere i piu’ emarginati e ghettizzati. Assomigliano a noi, ma non sono come noi, anche nel nome ‘romeni’ -‘romani’. Qui scatta un problema della differenziazione della similitudine. E il problema dell’affermazione dell’identita’ di razza e di identita’ sessuale. Comunque questa spiegazione non vuole e non deve giustificare il comportamento aberrante degli stupratori, che danneggiano anche la loro comunita’ che soffre il contraccolpo della reazione violenta. Aiutare la comunita’ a integrarsi dovrebbe e potrebbe essere la soluzione”. Fonte.
Poi c’e’ il fenomeno del bullismo, l’ultimo episodio il ragazzo veneziano che ha accoltellato a scuola il professore. E ancora, quello delle baby gang che infestano sempre piu’ le grandi citta’. ”C’e’ una grande rabbia nei giovanissimi -riferisce il criminologo che sta monitorando soprattutto le scuole della periferia romana – rabbia che si esprime in particolare contro il maschio adulto e contro il diverso. Qualsiasi tema puo’ servire a innescare la miccia della violenza. Anche in questo caso il problema e’ quello dell’affermazione dell’identita’, che e’ una conseguenza della trasformazione dei ruoli all’interno della famiglia, dove il padre e’ diventato simmetrico e indifferenziato nel suo ruolo ed e’ pronto ad ogni compromesso pur di non perdere l’affetto del figlio. E’ tra i banchi che questo sintomo di disagio diventa piu’ evidente, al punto che i professori hanno paura degli studenti. Ed e’ anche da segnalare la violenza al femminile”.
”Insomma -sottolinea Mele- la scuola che dovrebbe essere il luogo di riduzione del tasso di crudelta’ in questo momento e’ in una situazione di scacco. E le istituzioni sono impotenti. Bisognerebbe invece andare nelle scuole e avvicinare le famiglie agli insegnanti. E questo e’ importante, perche’ e’ sull’educazione e sulla cultura che si fondano i valori di una societa’. Quanto alle violenze e agli abusi in famiglia, anch’essi sono da iscriversi nel generale degrado che caratterizza la nostra societa’ in questo momento. Il padre che violenta la figlia di quattro anni ha smarrito il suo ruolo, rompendo il profondo significato dell’essere padre oggi”. Fonte.

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