LA RIVALITA TRA WAGNER E NIETZSCHE

FRANCISCO MELE

Il concetto di rivalità mimetica permette di spiegare la rivalità innescata tra Wagner e Nietzsche ed anche l’oscillazione maniaco-depressiva di cui soffriva il filosofo tedesco, invidioso del successo avuto dal suo prima amico e modello, poi rivale e nemico. René Girard sostiene che la follia di Nietzsche non è legata al fatto di essere stato colpito dalla tubercolosi, ma al suo risentimento definito come la vendetta indebolita nei confronti di un reale o immaginario amico idolatrato, che diventa poi il nemico da perseguitare o dal quale difendersi.
Nella storia tra Wagner e Nietzsche si manifesta una triangolazione relativa ad un rapporto fra i due uomini e una donna da entrambi desiderata. Il triangolo mette insieme Wagner, Nietzsche e Cosima Listz, figlia del compositore e moglie del direttore d’orchestra Hans von Bülow. Cosima abbandona il marito e si mette con Wagner, e quando a von Bülow viene chiesto che cosa pensava della scelta della moglie, questi risponde che Cosima deve essere giustificata in quanto, dovendo scegliere fra un uomo e un dio, ha scelto dio, ossia Wagner. Chi soffre di più in questo passaggio è Nietzsche, che sembra fosse innamorato della donna e si aspettasse di essere lui il prescelto, mentre ne è rimasto fuori. Già altre volte gli era capitato di rimanere escluso in un triangolo amoroso, venendo scelto sempre l’altro. Ma questo “altro” risulta essere il mediatore che orienta i desideri. Nel 1876 il filosofo aveva chiesto ad un amico – Hugo von Senger – di fare a nome suo una domanda di matrimonio ad una ragazza, mentre era stato poi l’amico a sposarla.
Il terzo episodio che rende ancora più evidente l’esclusione di Nietzsche in occasione di altri triangoli amorosi e mimetici riguarda la sua richiesta di domanda di matrimonio a Lou Andreas Salomé attraverso il pittore Paul Rée.

Cosa rende il modello, ostacolo e rivale di un soggetto?
Il soggetto sente che il modello gli sbarra l’accesso a diventare come lui, creando ostacoli verso una sua realizzazione e impedendogli di appropriarsi di quanto appartiene alla sua sfera: questo comportamento, per il soggetto che aspira a diventare a sua volta modello, rende il modello da imitare ancora più desiderabile.
Una volta entrato in questo circolo vizioso – sostiene Girard -, il soggetto arriva rapidamente a considerarsi inferiore. Il modello appare ai suoi occhi come colui che possiede un’autosufficienza e una onniscienza di cui egli sogna di impadronirsi. Il possesso di questo oggetto costituisce la differenza tra la pienezza del modello e il proprio vuoto.
Il desiderio mimetico – sostiene Girard – dà al modello un rivale. L’io gli restituisce il desiderio che il modello gli presta. Dare un modello al proprio modello rafforza il desiderio dell’altro e del se stesso.
Quando il soggetto riesce a ottenere l’oggetto sognato, è probabile che provi una delusione. L’oggetto e il modello vengono respinti e il soggetto va alla ricerca di nuovi modelli e di nuovi oggetti.
Lo scacco del soggetto deve esser letto secondo il principio dell’escalation e della prospettiva dell’alternanza. I desideri rivalitari tendono a rafforzarsi reciprocamente. Lo scacco del soggetto deve essere visto come all’interno di una scena: secondo Girard si tratta di un gioco dei doppi che ha il suo modello nella rivalità tra fratelli o, ancora più di frequente, tra gemelli. Fra questi ultimi la lotta per la differenziazione è particolarmente feroce e, intensificandosi nella violenza, porta ad una sempre maggiore somiglianza fra i due. In sintesi, il desiderio di differenziarsi fa sempre cadere i contendenti nella uniformità.
Wagner costituisce per Nietzsche il modello e mediatore. Il mediatore è “colui che orienta i miei desideri – scrive Girard- senza che io ne sia consapevole”.
Questo concetto si avvicina alla mia tesi che il nemico può essere definito come l’organizzatore esistenziale. Infatti, la vita di Nietzsche gira intorno a quella di Wagner, ossessionato da questo personaggio come lo è dal Cristo. Infatti, Nietzsche oscilla tra l’esaltazione di sentirsi Dioniso o Il Crocifisso, che divenne negli ultimi la sua firma. L’alternanza tra euforia e depressione, tra la vittoria e la sconfitta avvicina la storia di Guglelmina Walter con quella di Nietzsche; il terzo elemento, il significante, Wagner, costituisce il modello da imitare e da odiare, da amare e da combattere. Nietzsche voleva diventare anche lui un musicista, ma soccombe davanti al genio dell’autore della tetralogia. L’invidia di Nietzsche verso Wagner è il veleno che lo porta alla sua sconfitta, a vivere nel risentimento e al desiderio megalomaniaco che lo fa ammirare e poi odiare il suo modello. Quando più combatte il suo modello, più desidera esserlo, occupare il suo posto, ed entra così in una spirale senza fine di alternanze tra mania e depressione, propria del ciclo maniaco-depressivo del quale nessuno oggi può dirsi esente.

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