LA GUERRA IN FAMIGLIA E NELLE ISTITUZIONI
VISTA DALLO PSICANALISTA

LA GUERRA IN FAMIGLIA E NELLE ISTITUZIONI VISTA DALLO PSICANALISTA FRANCISCO MELE

Giulio Giallombardo

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03 ottobre 2010 – 18:41

Le strategie e le tattiche adottate dagli Stati in guerra trasferite nel sociale e nel privato, ovvero nella guerra che tutti i giorni ognuno deve sostenere, consapevolmente o inconsapevolmente, per affrontare le sfide dell’esistenza. Ad indagare il fenomeno dell’”aumento della violenza nei piccoli gruppi e soprattutto all’interno delle famiglie” e’ un saggio dal titolo “Mio caro nemico. La guerra quotidiana in famiglia e nelle istituzioni” (Armando editore, 19 euro), scritto da Francisco Mele, psicoanalista e docente di sociologia della famiglia.
Nell’analisi di Mele, la violenza, esaltata dall’attuale crisi economica e trasferita all’ambito familiare passa attraverso il modello della competizione all’estremo, del guadagno come obiettivo senza proporzione rispetto al rischio e della logica del ‘tutto o niente’.
“La guerra come veniva concepita fino a pochi anni fa – scrive lo psicanalista – non esiste piu’. Secondo Rupert Smith, esperto della teoria della guerra, lo scontro su di un campo di battaglia tra uomini e macchine e’ finito con la guerra arabo-israeliana, al principio degli anni ’70. Questo momento rappresenta il passaggio dalla guerra industriale fra Stati alla guerra ‘fra la gente’”, e il terreno di battaglia non e’ piu’ il campo dove si affrontano gli eserciti ma le strade e le case dove si confrontano le persone.
Nel libro vengono riportati casi di situazioni familiari, appartenenti a differenti livelli sociali e culturali, nei quali si manifestano i segni del disagio conseguenti alla crisi morale ed economica. Su questi casi, l’autore compie un’analisi critica alla luce delle differenti teorie che spiegano il fenomeno trasgressivo, criminale e delle perversioni, e ne delinea le strategie per affrontare il conflitto sociale e familiare che ne derivano.
Lo studio della guerra, dunque, viene trasferito all’ambito del privato, riscontrando analogie che permettono di leggere i sintomi manifestati dai componenti di una famiglia come vere e proprie strategie o tattiche di combattimento. Ad esempio: l’anoressica ‘kamikaze’ in una famiglia che viene annientata dalla sua patologia, il giocatore, distruttore delle risorse familiari e quindi della famiglia stessa, il bordeline i cui genitori risultano in ostaggio perche’ minaccia di suicidarsi o di ucciderli se non acconsentono alle sue richieste urgenti. E ancora: il depresso che si chiude in se stesso ed elabora dei sistemi di contrattacco rifiutando ogni contatto con gli altri, il paranoico che vive perennemente sorvegliando il nemico, reale o immaginario, per smontare quelli che ritiene i suoi piani di difesa.
Mele descrive poi “l’arte della guerra”, a partire dalla “tattica del piu’ debole”, al “combattimento in famiglia”, all’”impossessarsi della mente del nemico”, e affronta la figura dell”organizzatore esistenziale come nemico”, ovvero il concetto per cui il nemico puo’ diventare l’organizzatore esistenziale di chi ne ha bisogno per dare un senso alla propria vita. E tratta “la psicopatologia della rivalita’”, “la guerra dei doppi”, analizzando poi la “polemologia familiare” e “la polemologia istituzionale”. Infine, attraverso diversi casi trattati sul piano della clinica, vengono esemplificate le teorie sostenute trovando, grazie al lavoro terapeutico individuale e familiare, gli strumenti per smontare e ridurre, se non eliminare, la competizione all’estremo, l’ostilita’ e la violenza che mettono a rischio l’individuo, la famiglia e l’intero tessuto sociale.

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