LA FORZA DEI RAGAZZI
LA DIPENDENZA DEI GENITORI

CONVEGNO DELLA FEDERAZIONE ITALIANA DI COMUNITA TERAPEUTICHE FICT

TITOLO
LE TRAME DEL TEMPO: PROGETTO UOMO FRA STORIA E FUTURO
Roma 24-25 settembre 2004
Collegio San Giuseppe “De Merode”.

LA FORZA DEI RAGAZZI E LA DIPENDENZA DEI GENITORI

FRANCISCO MELE< La forza o la fragilità di un ragazzo dipendono dal contesto familiare, dalle condizioni socio-ambientali o da caratteristiche psicobiologiche innate? Perché ragazzi che hanno vissuto esperienze negative, profondi drammi interiori, guerre, disgrazie familiari, sono riusciti a ri-orientare la loro vita,senza soccombere alla loro sfortuna?

La famiglia come risorsa?
I primi che si sono accorti del fatto che la famiglia sia una risorsa, sono stati, paradossalmente, gli spacciatori. Nelle famiglie assediate, osserviamo come i genitori vivono l’assedio da parte del figlio, che chiede soldi e come il figlio non riesca a pagare i debiti verso queste “sanguisughe”, che senza scrupoli prosciugano le scarse risorse rimaste alle famiglie con un figlio tossicodipendente.
La famiglia come risorsa in un progetto terapeutico vuol significare che il coinvolgimento della famiglia stessa di qualche familiare garantisce il lavoro dell’operatore.
Ma come si fa a coinvolgere le famiglie in un progetto educativo, in quello terapeutico, quando lo stesso concetto di famiglia viene modificato? Quando diciamo famiglia cosa ci immaginiamo? Il significato del concetto “famiglia”é lo stesso sia per un contadino, sia per uno che vive in città, che per un cristiano o per un musulmano o, ancora, per un terapeuta della famiglia? Non converrebbe, forse, utilizzare il termine “le famiglie”, anziché “la famiglia”?Affrontare l’argomento famiglia è molto amplio e, per questo, vorrei concentrarmi su alcuni concetti che possono servire come chiave di lettura:

– La società post-nevrotica; la scomparsa del senso di colpa;
– La psicoetica, intesa come “il prendersi cura dell’altro”. Nella società post-nevrotica sono i figli a prendersi cura dei genitori, quindi osserviamo sempre con maggiore frequenza :
– la dipendenza genitoriale;

– I cicli simbolici della famiglia come organizzatori dei cicli vitali, l’allungamento della vita delle persone, i diversi sistemi familiari che si compongono e si scompongono;
– La multigenitorialità: quanti genitori e nonni ha un bambino oggi?
– La famiglie in un contesto multiculturale: una famiglia è un microsocietà multiculturale.
– Il concetto di trialogo: il concetto di trialogo, a differenza del monologo o del dialogo, dà spazio alla dimensione spirituale.
– La centralità della persona implica il decentramento del soggetto e il superamento dell’ egoismo.
– La famiglia come risorsa per la costruzione dell’identità.
– La famiglia come contenitore della soluzione di conflitti intrapsichici e interpersonali.
– Le angosce all’interno della famiglia sono angosce di frammentazione, di abbandono, di vuoto, di intrusione, di separazione. Le dipendenze patologiche sono una risposta a questi tipi di angosce. Dobbiamo aggiungere le angosce riguardanti il futuro, l’incertezza all’interno del mondo del lavoro, la difficoltà a capire in quale mondo viviamo, un mondo nel quale i confini tendono a scomparire..
– La famiglia all’interno del progetto Uomo. Le fasi dell’illusione e del disincanto del progetto terapeutico.
– Un adolescente come riesce a costruire un’identità in un contesto instabile?
– Il ruolo delle in-sostanze all’interno della famiglia.
– L’in-sostanza come il satanico, portatore di divisione, violenza, l’avvocato accusatore.
– Il rischio della perdita dei valori originari che hanno dato nascita al progetto Uomo. E’ da chiedersi se tali valori siano ancora validi in un contesto di libero mercato,
– dell’organizzazione del Bene come azienda di servizi? C’è stato uno svuotamento spirituale dei progetti terapeutici intesi come “Progetto Uomo”?


– Come neutralizzare il ciclo della violenza,? In un sistema in cui, ormai, si è innescata la rivalità mimetica, la logica del tutto contro tutti, la logica del tutto contro l’uno, la logica del tutto o niente , elementi che sono alla base delle dipendenze patologiche.
– Il valore del concetto del perdono come superamento della rivalità mimetica.

La forza dei ragazzi di oggi

La forza o la fragilità di un ragazzo dipendono dal contesto familiare, dalle condizioni socio-ambientali o da caratteristiche psicobiologiche innate? Perché ragazzi che hanno vissuto esperienze negative, profondi drammi interiori, guerre, disgrazie familiari, sono riusciti a ri-orientare la loro vita,senza soccombere alla loro sfortuna?

In un romanzo di Maricla Boggio, ambientato in una comunità terapeutica per doppia diagnosi la protagonista, Margot, , in compagnia della sua terapeuta in una prima uscita dalla CT; Amanda è incapace di ascoltare il desiderio di sua figlia. Tanti genitori passano come un treno e calpestano la fragile personalità dei figli
“La camera di Margot è tutta una sinfonia di rosa e beige: bellissima!, ma i colori non erano quelli di prima; gli oggetti erano stati messi qua e là con grande gusto, ma senza rispettarne la disposizione precedente.
‘Amanda ha voluto rendere la casa più luminosa – cerca di giustificarla Edoardo – e così, anche la stanza di Margot…’.
‘E i miei disegni sul muro?’,
grida lei, rendendosi conto che non ce n’è più traccia; il padre allarga le braccia desolato. Lei apre e chiude i cassetti, fruga in ogni stipo senza ritrovare le cose che amava. In un armadietto trova il caleidoscopio e per un attimo si incanta in quel gioco; sotto il cuscino, sorpresa felice!, c’è ancora l’orsetto spelacchiato; se lo stringe al petto emozionata. Arriva Amanda tutta trionfante:
‘Oh il mio piccolo fiore ha trovato il suo orsacchiotto! La mamma glielo ha conservato. Ero sicura che la tua bella stanzetta ti sarebbe piaciuta. La mamma ha voluto fare una sorpresa alla sua bambina!’.
Ha sentito il mio sguardo, più eloquente delle parole:
‘Anche tu sei mamma, e sai che una figlia per sua madre rimane sempre una bambina’.
‘Margot ha quasi vent’anni’.
Il riferimento all’età della figlia rattrista Amanda.
‘Lo so – sospira -; e la sua età denuncia la mia’. “

. Poi vedremo altre situazione in cui i genitori sono attenti a rispettare l’altro come altro, il figlio è un altro da sé.

Si può prendere in considerazione alcune altre storie emblematiche come la vita di Luigi Einaudi che a soli 9 anni era stato mandato in collegio e a 14 anni perse il padre. In una lettera, la madre lo informa della morte del genitore:

“Non vi posso dare notizie migliori della salute di vostro papà, anzi peggiora gigantescamente…io non so più se vivrà o cosa sarà di me….Tutti mi dicono che devo farmi coraggio e pensare che sono madre di quattro figli. Del coraggio a me pare di farmene tanto, ma ne manca per poter affrontare la terribile catastrofe che non ci risparmierà”.
Luigi Einaudi risponde “con il cuore oppresso dal dolore e dall’angoscia (…) purtroppo altri non mi restano sulla terra che tu, a cui debbo ormai rivolgere tutto l’amore di cui è capace il mio cuore”.
In quello stesso anno reagisce al dolore impegnandosi positivamente negli studi. Il nipote di Luigi Einaudi afferma che è stata significativa la presenza della moglie nella sua vita di grande statista.

Paul Ricoeur attraverso la scrittura riesce ad esprimere la sua personale sofferenza; ed è proprio questo dolore a permettergli di entrare in un rapporto particolare con quei genitori che hanno vissuto la morte di un figlio per AIDS o per overdose, come lui ha vissuto la morte di suo figlio:
“Qualche settimana dopo il ritorno da Edimburgo, il nostro quarto figlio, Olivier, il figlio della prigionia, il figlio della pace, si dava la morte, il giorno stesso in cui ero a Praga con i nostri amici del gruppo Patocka. Questa catastrofe doveva lasciare una piaga aperta, che l’interminabile lavoro del lutto non ha ancora cicatrizzato. Ancora adesso, sono preda di due rimproveri che si alternano: uno è di non aver saputo dire di no, nel momento opportuno, a certe devianze; l’altro di non aver percepito, né inteso il grido di aiuto lanciato dal profondo della disperazione .Raggiungevo, così, l’immensa schiera di tanti padri e scoprivo quella fraternità silenziosa che nasce dalla uguaglianza nella sofferenza”
Perché il figlio di Paul Ricoeur, come i figli di tanti personaggi celebri, non reggono il peso dell’esistenza?

Scrive il padre di Agnes Heller, prima di essere deportato ad Auschwitz:

“Mia cara figliola Agi, se pensi a me, devi ricordare che, se scegli la strada dell’amore, la tua vita sarà equilibrata ed armoniosa; hai solo bisogno di un po’ più di fortuna di quella toccata a tuo padre, e tutto andrà bene…Nonostante tutto ciò che è accaduto negli ultimi anni, non ho perduto la mia fede…il male può vincere, per il momento – ma sarà il bene, alla fine, a trionfare. Ogni persona buona porta il suo granello di sabbia per la vittoria finale…Ti prego, portami nei tuoi ricordi con amicizia e gioia”.

“In questo libro -scrive Agnes Heller- non ho inventato nulla. Ho solo elaborato delle variazioni sul tema che mi è stato lasciato in eredità da mio padre (…) Ho preso l’eredità di mio padre, l’ho elaborata, e la trasmetto ai miei figli: Zsuzsa e Juri”.

In queste storie i genitori sono forti o deboli. Cosa determina che un figlio sia forte o debole, corrisponde con la forza o la debolezza dei genitori?
I concetti di ragazzo forte o debole devono essere ricostruiti, così come i criteri che definiscono il concetto di forza o di debolezza meritano un’ analisi più approfondita, circa i sistemi educativi messi in atto in una determinata società.
I difensori della disciplina forte, sia a livello pedagogico, che familiare, hanno preso in considerazione alcuni modelli, tra i quali, il modello giapponese, quello inglese, o quello italiano. Non saranno esposti in forma dettagliata ma in senso generale.
Il modello educativo giapponese è caratterizzato da una rigidità che, da alcuni anni, comincia a mostrare delle crepe; questo modello di disciplina in cui coincidono alcuni principi della tradizione con quelli del capitalismo selvaggio, non corrispondono più alle aspettative degli educatori; sembra che i ragazzi comincino a dare segni di apatia o di ribellione.
Altro modello che si differenzia nettamente da quello giapponese, è il modello della “libertà”, che in alcuni casi sconfina con un comportamento arbitrario e privo di regole. In Inghilterra il governo laburista di Blair sta cercando di promuovere la competizione, il modello della gara sportiva, della diade vincitori/vinti; tale modello, dovrebbe dare -secondo loro- un impulso maggiore ai ragazzi per sottrarsi all’apatia, alla mollezza di una generazione che vive passivamente i suoi giorni e neutralizzare i “campioni” di colore o stranieri che rappresentano sempre di più lo sport inglese. Si cerca di reintrodurre la disciplina dell’Ottocento nelle scuole: addirittura si è promossa la punizione fisica di lieve entità da parte dei genitori. La polizia inglese è diventata più severa nei confronti dei minori che dopo una certa ora non possono circolare da soli. In questo modo si cerca di frenare l’incremento della delinquenza giovanile.
Dove collocare il modello italiano? Credo che in tale modello coincidano sia sistemi democratici che iper-democratici. Da questa relazione si può delineare la discrepanza fra le diverse proposte educative che riguardano la periferia e il centro di Roma, le scuole pubbliche e quelle miste pubblico/privato.
Sia il modello repressivo che quello privo di regole portano ad un risultato analogo, dove i ragazzi si configurano come soggetti demotivati, incapaci di progettare un proprio futuro autonomo, privi di qualsiasi iniziativa che abbia senso e, soprattutto, incapaci a prendersi delle responsabilità nei confronti degli altri; una minoranza di essi emerge invece con capacità particolarmente spiccate, staccandosi nettamente dal complesso dei coetanei.
Nel gruppo dei “bravi” non viene tuttavia a svilupparsi una coscienza morale che li induca ad un reale rispetto per l’altro; questi ragazzi, talvolta, diventano una sorta di predatori, avidi di potere, di denaro e di popolarità presso i mass media; è evidente, in questi soggetti, la presenza di ciò che io ho definito “espansione del sé” o “sé glorioso” , bulimico di gratificazioni narcisistiche. Nella società attuale questi individui vengono considerati forti. Nella categoria dei deboli si delinea una vasta gamma. Alcuni di essi lavorano senza prefiggersi particolari ambizioni; per loro è sufficiente il raggiungimento di finalità associazionistiche, spesso di carattere clericale, oppure legate al tempo libero, ai circoli, agli sport. Altri vivono costantemente alla ricerca di un’occupazione più gratificante; spesso rimangono attaccati alla famiglia d’origine, eternamente “adolescenti”, alcuni di loro impegnati nel conseguire molteplici titoli di studio, nel timore di assumersi una qualche vera e propria responsabilità personale; talvolta si sposano o convivono,

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