IL TRADIMENTO DEL WEB
La Stampa

Come il Web può tradire
i trasgressori “narcisisti”

15-02-2012
La Rete diventa un pericolo per chi non resiste al piacere di pubblicare

Latitanti che si tradiscono, criminali che si confessano, politici che si lasciano andare d’impulso a pensieri in libertà come mai farebbero nella vita «reale», mediata da portavoce e curatori d’immagine. Da Facebook a Twitter il social network è senz’altro una risorsa, ma può rappresentare anche un pericolo per chi, magari prudentissimo nella quotidianità, poi non riesce a sottrarsi al piacere narcisista di pubblicare una foto di troppo o a resistere al brivido della sincerità a tutti i costi, se non del vero e proprio sfogo.

L’ultimo caso in ordine di tempo è quello di Hamza Kashgari, il blogger saudita accusato di apostasia per alcuni tweet su Maometto. Contro di lui c’è stata una vera e propria web-rivolta, e a nulla sono valse le sue scuse nè la cancellazione dei post: Kashgari è stato arrestato in Malaysia, estradato in Arabia e ora per quelle parole verrà processato. Ma anche in Italia i casi sono innumerevoli: da quello dell’ex Nar assunto all’Atac Francesco Bianco ’inguaiatò da una frase scritta su Facebook a quello, recentissimo, del ricercato siciliano tradito da una foto pubblicata sullo stesso social network.

«Il fatto è che davanti a una così sterminata comunità del web il soggetto si sente infinitamente piccolo o grandiosamente onnipotente – spiega all’Adnkronos lo psicoterapeuta Francisco Mele – La persona si trova ad essere osservata da un grande occhio e ascoltata da un grande orecchio che incitano al godimento: tutto deve essere conosciuto. A differenza dell’Occhio di Dio, che giudica, qui il Grande Occhio assolve». Insomma, secondo Mele, «la persona che è entrata in pieno in questa fusione con la mente “webbizzata”, sente di essere lui stesso il Grande Occhio che tutto vede e controlla, e gode nel vedere gli altri stupiti dalla sua azione». D’altra parte, sottolinea lo psicoterapeuta, «ogni criminale o trasgressore ha bisogno di essere visto dagli altri, perche il trasgressore non sopporta che la propria azione rimanga nell’anonimato».

Lo psicoterapeuta precisa però che «ancora siamo lontani dal valutare esattamente l’influenza del web sull’identità delle persone. Si è passati velocemente dalla piccola comunità di appartenenza alla grande comunità del web. E ritengo necessario differenziare l’identità psico-glocal dall’identità webbizzata – spiega – L’identità psico-glocal intesa come l'”insight” ovvero la percezione di essere nel mondo alle soglie di un momento storico dove si è in un luogo particolare insieme ad altri della propria comunità e nel contempo sulla terra come luogo di appartenenza di tutti gli esseri umani«.

Secondo Mele, invece, «l’identità “webbizzata” è labile, variabile, velocizzata, come se non riuscisse a trovare un punto fermo da cui partire per costruire la propria struttura. Naviga senza bussola: credendo di incontrare la conoscenza assoluta, si trova a dover gestire innumerevoli informazioni che in alcuni casi rischiano di portare il soggetto ad esplodere».

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