IL SE GLORIOSO del leader narcisista e corrotto

Francisco Mele
pubblicato nel 2006

La personalità paranoide riesce a coinvolgere numerose altre persone nel suo progetto delirante; di solito si tratta di una personalità intelligente, capace di acuta intuizione rispetto a progetti che altri possano mettere in atto contro l’organizzazione, ma vedendo anche congiure e piani eversivi dove non ne esistono.
Questo soggetto paranoide è particolarmente versato nel localizzare un obbiettivo di lotta contro quello che ritiene il nemico, reale o immaginario: si sente come un generale a capo di un esercito; presenta “mappe geografiche” o segnala luoghi od obbiettivi che devono essere conquistati, indicando su carte ideali i punti da conquistare; la sua terminologia è bellica.

Alcune personalità paranoidi – come Freud ha segnalato – presentano delle componenti omosessuali, con manifestazioni e linguaggio di tipo anale; fra le espressioni spesso usate, ” Gli rompo il culo”, ” Gli faccio un culo così”, “Ha – ho – avuto culo”, anziché l’uso comunemente invalso, con termilogia spiccia ed espressivamente efficace, di ” Gli rompo il cazzo” ecc., di forte maschilismo, ma di comune uso anche fra le donne, come potenza di linguaggio; mentre difficilmente una donna userebbe il termine di “culo”.
La personalità paranoide ha come caratteristica la volontà di voler controllare tutto, di intervenire per ogni decisione anche minima, relativa all’organizzazione, ingolfando spesso e quindi ritardando l’andamento dei lavori. Questa forma di controllo rappresenta una sorta di atteggiamento ritentivo, che sfocia poi in una grande “cacata” quando il personaggio in questione commette un errore esorbitante, che viene a distruggere tutto il precedente sistema ritentivo: si tratta ancora di sessualità anale, di tipo infantile, con una omosessualità latente o addirittura manifesta.
Tale personalità di solito è caratterizzata da tratti fortemente narcisistici, che insieme a una grandiosità del Sé e a manifestazioni di megalomania, la definiscono come un soggetto aggressivo, incapace di capire i bisogni reali degli altri; essa tende a espandersi, a occupare tutti gli spazi possibili, soffocando opinioni, posizioni, motivazioni dei soggetti che hanno a che fare con essa.
La personalità caratterizzata dall’espansione del Sé, proprio per questa smania di allargarsi, va a occupare spazi apparentemente senza collegamento tra di loro, in quanto eterogenei, ma che hanno una forte rilevanza in rapporto all’immagine grandiosa di sé: si viene così a formare quello che ho chiamato il “Sé glorioso”.
Un soggetto di questo tipo – sia che si tratti di un imprenditore edile, di un fabbricante di automobili o di occhiali o di cioccolatini ecc. – smania di diventare presidente di una squadra di calcio, di gestire una squadra di pallacanestro, di creare un partito politico, di comperarsi la testata di un giornale, o una – o più – televisioni: tutti questi spazi costituiscono delle vetrine, in cui la personalità narcisistica del paranoide può essere ammirata, glorificata, vissuta come riscatto della propria inadeguatezza, fatta assurgere a rappresentante della propria incapacità di successo.
Spesso grandi managers reclamizzano di persona i prodotti della loro azienda – dai tortellini, ai panettoni, ai succhi di frutta, alla pasta, ai maglioni -, garantendo qualità e prezzo attraverso la loro immagine, puntando sul fatto di essere persone che hanno raggiunto fama e ricchezza, elementi acquisiti attraverso i compratori che, in un sistema praticamente chiuso, diventano duplicemente loro sostenitori. In sostanza, il prodotto è la persona del manager: doppiando Marshall Mc Luhan – “Il mezzo della televisione è il fine” -; l’ “io” del produttore, quindi, si confonde con il prodotto in una specie di simbiosi in cui lo stato d’animo del manager dipende dalla situazione più o meno ottimale dell’azienda.
Alcune caratteristiche di ciascuno di questi personaggi possono apparire in forme complementari in due o più che collaborano alla direzione di un’organizzazione. Si verificano quindi delle diadi, in cui uno dei due si presenta come la persona carismatica, comprensiva, elevata in genere, mentre l’altro si accolla i compiti più sgradevoli e gravosi, legati all’osservanza di un certo ritmo di lavoro, alla disciplina, al rispetto dell’economia ecc.
Questa scissione tra le due facce della dirigenza permette ai subordinati di proiettare gli aspetti aggressivi, negativi, distruttivi nel secondo tipo di leader, preservando il primo dagli attacchi invidiosi e riversando il proprio risentimento su tale partner.
Alcune organizzazioni hanno cercato di non concentrare il potere in un unico personaggio, ma in una commissione, in un gruppo direttivo in cui ogni individuo mantiene un certo anonimato e viene preservato dalle tensioni che si scatenano in situazioni di crisi.

La struttura autoritaria

Gli psicanalisti del Tavistock avevano sviluppato l’idea che le organizzazioni generano, ma servono anche a gestire delle ansie di tipo depressivo o paranoidi. Il sistema burocratico ha il compito di proteggere dall’arbitrio i sistemi di lavoro, i confini tra i vari sottosistemi, mettendo al riparo l’organizzazione dalla regressione patologica; ma la stessa burocrazia può esprimere un sadismo istituzionale dissociato – scrive Kernberg -, che si manifesta come una insensibile rigidità. La burocrazia può ostacolare la crescita, la creatività, in quanto squalifica qualsiasi idea che non tenga conto di quello che la burocrazia stessa ha stabilito. Questo meccanismo rigido ha visto il suo crollo nella rigida società sovietica. La rigidità burocratica combinata alla corruzione caratterizza molti stati totalitari. Zinoviev, in “The reality of Communism”, fa l’analisi della caduta dell’impero sovietico e sostiene che l’intero sistema si è spento quando la vita economica venne danneggiata fino alla paralisi dalla ferrea burocrazia imposta dal Partito.
La struttura autoritaria favorisce la proiezione delle funzioni del super-io su autorità esterne o gerarchicamente superiori; le persone possono entrare in un sistema di corruzione a livello sociale, mentre non farebbero altrettanto nella vita privata.
L’autoritarismo promuove “il carrierismo, l’egoismo, l’indifferenza verso i compiti, il compiacimento per gli errori altrui, l’ostilità verso chi ha successo, la ricerca di vittime sacrificali, la tendenza a screditare i valori morali e le differenze individuali, il rancore verso coloro che appaiono autonomi o coraggiosi, e infine la tendenza a un cieco egualitarismo e un paradossale rinforzo dell’autorità dei leaders autoritari come difesa contro l’invidia reciproca” , scrive Kernberg.
I sintomi della paranoiagenesi istituzionale si collocano in un arco che va dalla psicopatia alla depressione. All’estremo psicopatico troviamo strutture i cui membri manifestano disonestà, comportamenti antisociali nel mondo del lavoro e comportamenti corretti nella vita privata. In altre strutture invece troviamo persone che si comportano in maniera disonesta sia nella vita pubblica che in quella privata. Nel periodo di tangentopoli, tanti degli indagati affermavano che avevano agito in quel modo per il Partito, mentre nulla avevano preso per sé: vere o false che fossero tali dichiarazioni, il dichiarante secondo una certa morale riteneva di poter essere assolto per quanto aveva fatto non per un interesse privato, ma per il Partito, senza riflettere che lui stesso usufruiva dei benefici che attraverso la ricchezza del Partito poteva raggiungere.
In situazioni di comportamenti paranoidi, la relazione del personale o dei dipendenti verso i superiori è caratterizzata da sospetto, paura, rancore, senso di allarme e di cautela, ricerca di significati e messaggi nascosti; si cercano alleati per contrastare il pericolo comune, ma neanche degli alleati ci si può fidare.
Nelle strutture in cui prevale il sentimento depressivo le persone si sentono sole, isolate, hanno poca stima di sé, sono ipercritiche con se stesse; qualsiasi appunto venga loro fatto, lo vivono come una minaccia alla loro carriera. Quanti hanno capacità di notevole livello sono i più infelici, perché vengono messi da parte, si sentono emarginati e frustrati, dal momento che non condividono i comportamenti dei dirigenti psicopatici e paranoidi, o di colleghi che ad essi si sono adattati e sottomessi.

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