IL PERSECUTORE PREFERITO

FRANCISCO MELE
giugno 2010

La rivalità mimetica
La lotta si verifica per il prestigio, l’onore, l’orgoglio. L’oggetto della contesa è soltanto una scusa che ha scatenato le prime mosse del conflitto: non avviene automaticamente che un soggetto che vede un altro mentre desidera un oggetto, desideri l’oggetto che appartiene all’altro: perché questo accada, si devono creare delle condizioni.
Perché si verifichi la rivalità mimetica, occorre – secondo Girard – che ci sia vicinanza fra soggetto e modello

Secondo la teoria mimetogonica, il desiderio è definito secondo due aspetti: quello della appropriazione e quello mimetico o dell’imitazione.
René Girard scrive: “ Il desiderio è la crisi mimetica stessa, la rivalità mimetica acuta con l’altro, in tutte le attività definite private, che vanno dall’erotismo all’ambizione professionale o intellettuale: questa crisi si può stabilizzare ad altezze molto diverse, a seconda degli individui, ma manca sempre di catarsi e di espulsione”.
Nell’antropologo il concetto di desiderio prende spunto, cercando di superarlo, da quello sviluppato nella sua prima formulazione da Lacan, ossia il desiderio dell’altro, ridefinito da Girard come il desiderio di imitazione: il soggetto cioè non realizza il desiderio dell’altro, ma prende come oggetto di desiderio quello che l’altro desidera.
Dal desiderio di imitazione ha origine la fonte della tensione e della violenza.
Un soggetto desidera un oggetto. L’altro osserva il soggetto desiderante e per il fatto che questi desideri l’oggetto, lo desidera anche lui: l’oggetto conteso acquista il suo valore non per una valutazione intrinseca, ma per il fatto che viene desiderato dall’altro.
Questa prospettiva girardiana spiega il desiderio del bambino che, appena vede un coetaneo con un giocattolo diverso dal suo, lo vuole anche lui; ma tale prospettiva vale anche in campo animale: il cane vuole avere non soltanto l’osso con cui sta giocando, ma anche quello che ha un altro cane.
Che non ci sia differenza qualitativa fra il comportamento di un adulto e quello di un bambino e di un animale pare portare all’interno del pensiero darwiniano. La differenza appare quando si passa dal desiderio di appropriazione a quello di lotta tra il soggetto e il rivale che diventa il suo modello. La lotta si verifica per il prestigio, l’onore, l’orgoglio. L’oggetto della contesa è soltanto una scusa che ha scatenato le prime mosse del conflitto: non avviene automaticamente che un soggetto che vede un altro mentre desidera un oggetto, desideri l’oggetto che appartiene all’altro: perché questo accada, si devono creare delle condizioni.
Perché si verifichi la rivalità mimetica, occorre – secondo Girard – che ci sia vicinanza fra soggetto e modello. In relazione a questa ipotesi, ritengo che la rivalità si possa verificare all’interno di un sistema significativo per il soggetto. Chi diventa il modello, ha un valore all’interno di un ordine di riconoscimento. Per uno psicoanalista, ad esempio, il modello può essere un altro psicoanalista.
Dietro alla rivalità mimetica c’ è la logica dell’esasperazione e dell’aggravamento.
Altra caratteristica del desiderio mimetico è l’effetto “double bind” (doppio messaggio) dell’imitazione. L’esempio più chiaro di questo aspetto è il rapporto tra il maestro e l’allievo prediletto. Ne fa una precisa descrizione lo stesso Girard: “ Il maestro è estasiato di vedersi come modello. Tuttavia se l’imitazione è troppo perfetta, se l’imitatore minaccia di superare il modello, ecco che il maestro cambia sistematicamente atteggiamento e comincia a mostrarsi diffidente, geloso, ostile; farà tutto il possibile per sminuire il discepolo e scoraggiarlo”. E’ come se il discepolo fosse colpevole di voler essere il migliore dei discepoli, per cui automaticamente egli viene ad entrare in competizione con il maestro.
Ulteriore caratteristica del desiderio mimetico è che il discepolo diventa il modello del modello. Questo triplice passaggio fra discepolo, maestro, modello, in cui poi il discepolo diventa modello e il maestro diventa discepolo, avviene in un gioco impercettibile e inafferrabile come nel nastro di Moebius.
Ancora un aspetto del desiderio mimetico: tutto questo processo viene misconosciuto, nessuno dei protagonisti si rende conto del movimento del desiderio. L’accecamento porta alla frase del Vangelo: “ E’ più facile vedere la paglia nell’occhio dell’altro che la trave nel proprio”.

Nell’ultimo comandamento del Decalogo – sostiene Girard – è scritto: “Non desiderare la casa del tuo prossimo, non desiderare la moglie del tuo prossimo, né lo schiavo, (…) né cosa alcuna che appartenga al tuo prossimo.” (Es. 20,17). E’ la nascita del concetto del desiderio mimetico. La legge comincia enumerando gli esseri e gli oggetti che non devono essere desiderati, quelli cioè che appartengono al prossimo.
Il Vangelo – secondo Girard – invita a imitare il modello, Cristo, per proteggere gli uomini dalla rivalità mimetica invece di incoraggiarla.

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