René Girard, LA TEMPESTA MIMETICA
IN PERIODO DI CRISI ECONOMICA

Convegno Internazionale Fondazione Valentino Bucchi
Roma, 29 novembre 2009

FRANCISCO MELE

René Girard individua nella Bibbia una logica contrapposta a quella dei miti della cultura greca. (….)
Nella Bibbia la vittima è innocente e il testo biblico denuncia i persecutori. Girard trova quindi nella Bibbia un tentativo di smascheramento della violenza all’interno di una comunità.

UNO STUDENTE HA ACCOLTELLATO IL SUO INSEGNANTE DI MUSICA

La crisi esplosa con i primi crolli della borsa ha accelerato un cambiamento che ancora non percepiamo nella sua crudeltà, ma negli effetti che in tutta la piramide sociale produce sulle persone più deboli e sugli emarginati, attraverso la violenza che si verifica quotidianamente, nei delitti in famiglia in aumento esponenziale, negli scontri tra etnie diverse specialmente nella scuola con il bullismo, la ribellione ai professori, l’intolleranza degli studenti a qualsiasi disciplina. Fra i casi verificatisi in questo periodo, uno studente ha accoltellato il suo insegnante di musica – un professore di violino – perché – disse poi – odiava il violino: quel ragazzo realizzava il desiderio di una certa società, di cancellare la cultura. Come in situazioni di imbarbarimento politico si sono bruciati i libri, adesso si arriva a bruciare le persone: molti ad esempio sono i casi di barboni a cui è stato dato fuoco da gruppi di giovani. Ma, a differenza dei roghi del Medioevo e del Cinquecento, in cui alla pena veniva data la giustificazione dell’eresia e della purificazione dell’anima del condannato, oggi chi viene bruciato non è portatore di colpe, tranne che quella della diversità: barbone, di altra etnia, diventa oggetto casuale di svago per dei balordi.

René Girard individua nella Bibbia una logica contrapposta a quella dei miti della cultura greca. Tra i Greci la vittima espiatoria viene evidenziata come colpevole, merita di essere sacrificata e il suo assassinio serve a calmare la crisi mimetica che minaccia di scatenare la guerra di tutti contro tutti. Edipo, nella cui città da lui governata si è scatenata la peste, viene poi individuato come colpevole di essersi accoppiato con la madre.
Nella Bibbia la vittima è innocente e il testo biblico denuncia i persecutori. Girard trova quindi nella Bibbia un tentativo di smascheramento della violenza all’interno di una comunità. Giuseppe invidiato dai fratelli rischia di essere ucciso e poi viene venduto; alla corte del Faraone, accusato dalla moglie del Re di averla sedotta mentre è stata lei a tentarlo inutilmente, si scoprirà poi innocente. Una società – un’istituzione o la stessa famiglia – rischia la propria estinzione non tanto per un nemico esterno quanto per la rivalità che si scatena fra i suoi componenti. Analoghe situazioni si verificano nelle istituzioni. I sentimenti che le minacciano sono l’invidia, la gelosia, l’odio, il risentimento ecc. Esemplare la lotta tra fratelli, figli di Edipo e Giocasta, per il potere su Tebe, che si uccidono a vicenda. Non sono quindi i nemici esterni a mandare in rovina una società, ma le ambizioni illimitate, le concorrenze sfrenate, che mettono l’uno contro l’altro gli appartenenti ad una stessa comunità.
La “crisi mimetica”, momento culmine del desiderio di uccisione di uno contro l’altro e la scelta di una vittima per riportare la pace che è sempre transitoria, ha equivalenti a livello di concetti nella Bibbia, nel termine “scandalo”, e nella mitologia greca nel termine “peste”, in questa linea si dovrebbe inserire il diluvio che punisce i malvagi.
Secondo Girard i due modelli più alti nel bene e nel male che l’uomo può scegliere sono il modello Dio Padre e il modello Satana. Satana – che viene anche definito l’Accusatore – rappresenta il seduttore: è il primo a desiderare ciò che ci spinge a desiderare. Semina scandali e raccoglie – secondo una definizione di Girard – le tempeste delle crisi mimetiche. E’ menzognero, promuove la rivalità e fomenta la discordia, si propone come modello dei nostri desideri, ci consiglia di lasciarci andare a tutte le nostre inclinazioni perverse, al disprezzo della morale e della Legge; è capace di trasformare una comunità differenziata in una folla isterica. Nella terminologia lacaniana corrisponde all’Altro che incita al godimento. Questa figura si incarna spesso nel leader narcisista o in colui che io definisco Il Sé Glorioso. Tali personaggi si trovano nell’ambito dei partiti politici, nel campo dell’arte, negli ambienti universitari, fra i dirigenti di azienda. Si tratta di solito di soggetti che vivono l’alternanza di sentimenti ambivalenti di euforia e di grandiosità con momenti di disperazione.
“Vedendo – scrive Girard – che tutto attorno a lui è immagine, imitazione e ammirazione ( imago e imitare hanno la stessa radice), desidera ardentemente l’ammirazione altrui, ossia la polarizzazione su di sé di tutti i desideri mimetici e vive l’incertezza inevitabile – il carattere mimetico è il risultato – con una intensità tragica. Il minimo segno di accettazione o di ripulsa, di stima o di disprezzo, lo getta nella notte della disperazione o in estasi sovrumane. Ora si vede collocato sulla sommità di una piramide che è quella dell’essere nel suo insieme, ora invece la piramide si rovescia, e poiché ne occupa sempre la punta, eccolo nella posizione più degradata, schiacciato dall’intero universo”. Girard individua tra gli attori, i politici, i drammaturghi, gli scrittori che vivono continuamente condizioni di aleatorietà, le professioni più a rischio di essere soggette a tali condizioni. L’uomo di teatro, ad esempio, può vedere il fiasco della prima trasformarsi pochi giorni dopo in un successo o viceversa, senza a volte capire il perché di una situazione o di un’altra. Tra le arti, la danza costituisce l’esempio più chiaro della mimesi: appena qualcuno comincia a ballare, altri iniziano a imitarlo: si viene così a creare un vortice di forze che polarizzano le tensioni per arrivare ad una specie di catarsi che permette lo scaricamento di quella energia attivata in principio fino ad arrivare una escalation. All’elenco esemplificativo degli individui in condizioni di aleatorietà vanno segnalati anche gli sportivi, soggetti di momento in momento ad assurgere ai massimi onori o ad essere considerati finiti.
La parola scandalo significa “zoppicare”: uno zoppo è un individuo che segue un invisibile ostacolo su cui non cessa mai di inciampare: infatti secondo l’iconografia tradizionale Satana è raffigurato zoppo.
Gesù condanna quelli che trascinano i bambini dentro il cerchio infernale dello scandalo. Propone un modello da imitare, che rinvia al Suo modello, che è Dio Padre. A differenza del rapporto con il modello Satana, che si segnala come il vero modello, Gesù rompe questo meccanismo diadico e narcisistico indicando la presenza di un Terzo, che è Dio padre.

LA POLEMOLOGIA QUOTIDIANA

Il concetto di polemologia rimanda alla tesi di Hobbes della guerra di tutti contro tutti.
Questa formulazione deve essere precisata in quanto il termine “guerra” ha subìto delle trasformazione di significato. Il significato più ovvio di guerra rimanda al conflitto fra stati, fra eserciti regolari ed eserciti irregolari, o – definita come guerra civile – fra conflitti all’interno di uno stesso stato.
Se la follia – come sostiene Lacan – fa parte dell’essenza del soggetto, in questa linea tracciata da Foucault è la guerra a costituire l’essenza dell’uomo.

La politica è la guerra continuata con altri mezzi. Tale affermazione è stata rovesciata da Clausewitz, che scrive che la guerra non è che la prosecuzione della politica.
Questo ripristino del valore della guerra come rapporto originario tra gli esseri umani dal quale deriva l’organizzazione politica – possiamo aggiungere l’organizzazione economica -, l’organizzazione giuridica e in generale tutte le istituzioni costitutive della società, rappresenta il concetto attraverso cui intendo sviluppare la polemologia familiare, ossia analizzare i rapporti di forza, di tensione, di lotta per il dominio che sono alla base dell’organizzazione familiare.

Siamo dunque in guerra gli uni contro gli altri; un fronte di battaglia attraversa tutta la società, continuamente e permanentemente, ponendo ciascuno di noi in un campo o nell’altro. Non esiste un soggetto neutrale. Siamo necessariamente l’avversario di qualcuno” .
Questa idea di concentrare negli apparati dello Stato il controllo e la gestione della violenza non ha significato l’eliminazione della violenza. Il diritto e la politica come mediazione dei rapporti di tensione tra gruppi, istituzioni ecc. sono le strutture migliori per mediare ed evitare lo scontro fisico fra gli individui, ma non sono tuttavia esaustive della violenza tra individui.

Un trattato di polemologia quotidiana deve saper decifrare la guerra dietro la pace, descrivere qual è l’insieme della battaglia e – come dice Foucault – restituire il percorso globale della guerra. Si tratta di un discorso prospettico. La polemologia, concetto che ho preso in prestito dal sociologo della guerra Gaston Bouthoul , dovrebbe essere un aspetto particolare della psicologia, in particolare per l psicoterapia relazionale. Foucault considera il soggetto che parla un soggetto non tanto polemico quanto propriamente guerreggiante. Credo più pertinente utilizzare il termine polemologia che include i diversi livelli della guerra, da quella verbale a quella dei gesti fino all’uso delle armi. Una psicoterapia che tiene in considerazione una concezione polemologica dei rapporti umani deve prendere in considerazione l’analisi della violenza, delle passioni,degli odi, delle collere, dei rancori, delle amarezze, delle contingenze, delle circostanze che generano le disfatte e assicurano le vittorie . La polemologia nella pretesa di costruire un discorso razionale della guerra permanente e quotidiana deve inoltre considerare le intenzioni secondo una logica del calcolo, delle strategie, delle astuzie, di tutte le procedure tecniche per conservare la vittoria, per rovesciare i rapporti di forza, per bloccare il rivale. Secondo Foucault, la filosofia e il diritto hanno cercato di imporre una pacificazione autoritaria, tentando di smascherare il discorso amaro e partigiano della guerra fondamentale.
Per Foucault questa guerra fondamentale è la guerra delle razze, una lotta ininterrotta che attraversa tutte le guerre in cui una razza cerca di imporsi ad un’altra, che si riassume in “Dobbiamo difendere la società contro tutti i pericoli biologici di quell’altra razza, di quella sotto-razza, di quella contro-razza che, nostro malgrado, stiamo costituendo .
Questa concezione legata al tema del sangue, in cui si contrappongono gruppi da razze diverse, a mio avviso, non esaurisce il discorso relativo alla guerra. La guerra non è soltanto determinata da un fatto biologico che ha la sua origine nella lotta tra i geni, né da criteri irrazionali. Essa è determinata da logiche di calcolo alla base di una razionalità che può imporre momenti di pace a vantaggio anche di soggetti vulnerabili. Questa protezione del più debole contraddice il principio del fattore biologico in cui il più forte si impone e cancella il più debole.

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