I travestis e i custodi della femminilità

01-dominot-torino

Dal libro di Maricla Boggio, Dominot, pubblicato da Armando Editori, Roma, 2016

frammenti del saggio di Francisco Mele LE GABBIE DELL’IDENTITA

I custodi della femminilità

In ogni rappresentazione da parte di Dominot-donna si ri-presenta la madre ideale, la donna che è apparsa come un flash e poi è scomparsa per sempre. Dominot, nel suo travestimento, vuole incarnare da una parte la madre immaginata e desiderata, dall’altra la femmina fatale ed erotica, cercando in tal modo di riunificare la separazione fra la madre asessuata e la donna, necessaria alla base del principio che vieta l’incesto.

Il testo di Dominot comporta una scrittura di finzione, che si presenta come un “inganna-morte”. L’equivoco incide sulla nostra identità ossessionata dalle figure del Unheimlich, il famoso perturbante freudiano definito dallo psicanalista e teologo Michel de Certeau alla base della sua metafora sulla “commedia dell’identità” che fa riferimento a un avvenimento che si ripete senza poter essere ricordato in quanto è stato rimosso. Il lavoro dello psicoanalista consiste nel portare il materiale vissuto e rimosso sul piano del linguaggio; questo materiale rimosso rimane attivo nei sintomi, in certi comportamenti senza significati, e soprattutto nel sogno.

Diana Napoli in riferimento a de Certeau scrive:

“…la scrittura di Freud mette in scena ciò che la storiografia allo stesso tempo postula e mette fuori gioco: cioè la “commedia dell’identità”, pièce che si recita fra due estremi di un punto zero e una serie o, in altre parole di un “qui pro quo”. Quest’ultimo, riproducendo il rapporto tra filiazione e separazione, costituisce il contenuto più proprio della finzione. Esso è la maniera in cui “l’avvenimento si ripete cancellandosi”, ripetizione e dunque memoria il cui contenuto ci sfugge.[1]

Il rapporto di Dominot è soprattutto con il fantasma; in quella dimensione il protagonista costruisce la propria storia tra realtà e immaginazione. La sua storiografia mitica è un continuo sforzo di separazione e ritorno. Dominot si allontana dall’origine e poi con nostalgia torna al luogo privilegiato della sua infanzia. Luogo che nasconde ancora quegli altri spazio e tempo mitici, la storia a-storica in cui la madre ideale, ricca, nobile e bella si unisce clandestinamente al padre biologico, in un rapporto di cui vergognarsi: è per questo che il genitore deve essere seppellito senza nome e senza un ritratto che lo ricordi. I fantasmi della storia di Dominot vengono rappresentati e messi in scena in uno spazio allestito in funzione degli sguardi necessari perché lui possa esistere.

Dominot accenna a quella che immagina essere la sua origine nobile, richiamando il mito della nascita dell’eroe: la fantasia sui genitori aristocratici, l’adozione di genitori poveri… Appare per un attimo, quando una donna gli rivela la sua nascita, la madre ideale; ma poi scompare, lasciandolo succube della violenza del contesto miserabile in cui vive.

In ogni rappresentazione da parte di Dominot-donna si ri-presenta la madre ideale, la donna che è apparsa come un flash e poi è scomparsa per sempre. Dominot, nel suo travestimento, vuole incarnare da una parte la madre immaginata e desiderata, dall’altra la femmina fatale ed erotica, cercando in tal modo di riunificare la separazione fra la madre asessuata e la donna, necessaria alla base del principio che vieta l’incesto.

Perché un uomo ha bisogno di avere un rapporto con un altro uomo vestito da donna o trans? Penso che ci sia la spinta alla trasgressione di una delle leggi fondamentali della cultura secondo Lévi-Strauss. Quindi il desiderio di trasgressione del divieto dell’incesto tra il figlio e la madre viene attuato in una scena “perversa” che rimanda il cliente alla sua colpa: per questo il cliente fugge subito dopo il rapporto.I transessuali, i gay, i travestis in opposizione alla donna diventano i custodi della femminilità in una società che tende sempre di più a cancellare le differenze di genere.Paradossalmente loro rimarcano la differenza.

La scrittura, secondo de Certeau, ha una funzione terapeutica: cerca di curare l’impossibilità di trovare l’unità nell’identità scissa e talvolta frammentata. L’eroe, il criminale, i personaggi di un romanzo affasci- nano perché riescono a dire, a realizzare quelle imprese di cui l’uomo normale di tutti i giorni teme da una parte e desidera dall’altra. L’eroe, il criminale, i personaggi della finzione hanno un ruolo di protezione: si vive la loro storia per immedesimazione senza subirne le tragiche conseguenze.

Michel de Certeau non solo ha cercato di leggere la storia secondo la prospettiva psicanalitica; si è anche preoccupato di studiare il rapporto tra il corpo del mistico e la divinità, quel corpo che viene attraversato dalla parola di Dio che lascia i segni ad esempio sul corpo di Natuzza, come è stato studiato da Boggio e Lombardi Satriani [2]. Il corpo presenta i segni della grazia, ma anche i segni del peccato che rimanda agli abitanti del sot- tosuolo dell’esistenza; ed è per questo che il più grande peccatore aspetta o interpella o addirittura sfida la divinità. Gli abitanti della luce credono che, nel corpo di questi santi-peccatori, Satana lotti contro Dio.

Dominot mette in scena il suo rapporto con la Madonna e con la santità. Addirittura, in uno di quegli spettacoli realizzati al Baronato Quattro Bellezze dove arrivava a recitare in una specie di trance mistica, si rivolge al Papa, dicendo: “La santità mi è dovuta”: sotto l’apparenza della superficialità e della comicità si rivela la sua sofferenza e una certa coscienza morale di peccato- re pentito, perché – come dice san Paolo – dove c’è il peccato c’è la grazia. In un altro momento, dice che per lui il travestimento è come una droga:

“come fossi drogato, in uno stato di grazia. (…) Mi posso trasformare in un attimo, in un angolo di strada”.

La trasformazione in Dominot avviene nei gesti, nel corpo e nella voce. Si tratta di un Io che prende la parola soltanto quando lui decide di cambiare abito, cosa che di solito fa dopo le undici di sera, quando ogni altra attività si è conclusa, compresa la frequentazione di spettacoli o la sua attività in teatro.

[1]  Diana Napoli, Michel de Certeau. lo storico smarrito, Morcelliana, Brescia, 2014, p. 63.

[2] Maricla Boggio Luigi M. Lombardi Satriani, Natuzza Evolo – il dolore e la parola, Armando Editore, Roma, 2006.

MARICLA BOGGIO ALL’ACCADEMIA ALBERTINA – La Stampa

16 feb 2017 – Via Accademia Albertina 6, Torino. Da giovedì 23 febbraio Alle 17. Agenda: Libri. Presentazione del libro di Maricla Boggio “Dominot. Racconto confidenziale di un artista en travesti” (Armando Editore). Presenta Beppe Navello, alla presenza dell’autrice. Interviene Francisco Mele. Letture di Fiorenzo Alfieri  e Salvo Bitonti

 

Gli incontri dell’Accademia Albertina Arte, Musica, Spettacolo

La S.V. è invitata alla presentazione del libro

MARICLA BOGGIO  DOMINOT Racconto confidenziale di un artista en travesti

Saggi di  Luigi M. Lombardi Satriani e Francisco Mele   Armando editore

Letture di Fiorenzo Alfieri e Salvo Bitonti,
con proiezioni

Alla presenza dell’autrice,
Beppe Navello presenterà il libro. Interverrà Francisco Mele

Giovedì 23 febbraio 2017 h. 17.00

Salone d’Onore
dell’Accademia Albertina
Via Accademia Albertina 6, Torino

 

 

 

 

 

 

Share on Facebook

I commenti sono chiusi.