ESSERE E GUERRA
Polemologia quotidiana

FRANCISCO MELE

LE FUNZIONE DEL NEMICO:

-SERVE A COMPATTARE L’IDENTITà DELL’INDIVIDUO E/O DEL GRUPPO
-PERMETTE DI GIUSTIFICARE IL PROPRIO FALLIMENTO
-IMPEDISCE DI VEDERE IL PRECIPIZIO

2010
Il concetto di polemologia rimanda alla tesi di Hobbes della guerra di tutti contro tutti.
Questa formulazione deve essere precisata in quanto il termine “guerra” ha subìto delle trasformazione di significato. Il significato più ovvio di guerra rimanda al conflitto fra stati, fra eserciti regolari ed eserciti irregolari, o – definita come guerra civile – fra conflitti all’interno di uno stesso stato.
Se la follia – come sostiene Lacan – fa parte dell’essenza del soggetto, in questa linea tracciata da Foucault è la guerra a costituire l’essenza dell’uomo.

La politica è la guerra continuata con altri mezzi. Tale affermazione è stata rovesciata da Clausewitz, che scrive che la guerra non è che la prosecuzione della politica.
Questo ripristino del valore della guerra come rapporto originario tra gli esseri umani dal quale deriva l’organizzazione politica – possiamo aggiungere l’organizzazione economica -, l’organizzazione giuridica e in generale tutte le istituzioni costitutive della società, rappresenta il concetto attraverso cui intendo sviluppare la polemologia familiare, ossia analizzare i rapporti di forza, di tensione, di lotta per il dominio che sono alla base dell’organizzazione familiare.

Siamo dunque in guerra gli uni contro gli altri; un fronte di battaglia attraversa tutta la società, continuamente e permanentemente, ponendo ciascuno di noi in un campo o nell’altro. Non esiste un soggetto neutrale. Siamo necessariamente l’avversario di qualcuno” .
Questa idea di concentrare negli apparati dello Stato il controllo e la gestione della violenza non ha significato l’eliminazione della violenza. Il diritto e la politica come mediazione dei rapporti di tensione tra gruppi, istituzioni ecc. sono le strutture migliori per mediare ed evitare lo scontro fisico fra gli individui, ma non sono tuttavia esaustive della violenza tra individui.

Un trattato di polemologia quotidiana deve saper decifrare la guerra dietro la pace, descrivere qual è l’insieme della battaglia e – come dice Foucault – restituire il percorso globale della guerra. Si tratta di un discorso prospettico. La polemologia, concetto che ho preso in prestito dal sociologo della guerra Gaston Bouthoul , dovrebbe essere un aspetto particolare della psicologia, in particolare per l psicoterapia relazionale. Foucault considera il soggetto che parla un soggetto non tanto polemico quanto propriamente guerreggiante. Credo più pertinente utilizzare il termine polemologia che include i diversi livelli della guerra, da quella verbale a quella dei gesti fino all’uso delle armi. Una psicoterapia che tiene in considerazione una concezione polemologica dei rapporti umani deve prendere in considerazione l’analisi della violenza, delle passioni,degli odi, delle collere, dei rancori, delle amarezze, delle contingenze, delle circostanze che generano le disfatte e assicurano le vittorie . La polemologia nella pretesa di costruire un discorso razionale della guerra permanente e quotidiana deve inoltre considerare le intenzioni secondo una logica del calcolo, delle strategie, delle astuzie, di tutte le procedure tecniche per conservare la vittoria, per rovesciare i rapporti di forza, per bloccare il rivale. Secondo Foucault, la filosofia e il diritto hanno cercato di imporre una pacificazione autoritaria, tentando di smascherare il discorso amaro e partigiano della guerra fondamentale.
Per Foucault questa guerra fondamentale è la guerra delle razze, una lotta ininterrotta che attraversa tutte le guerre in cui una razza cerca di imporsi ad un’altra, che si riassume in “Dobbiamo difendere la società contro tutti i pericoli biologici di quell’altra razza, di quella sotto-razza, di quella contro-razza che, nostro malgrado, stiamo costituendo .
Questa concezione legata al tema del sangue, in cui si contrappongono gruppi da razze diverse, a mio avviso, non esaurisce il discorso relativo alla guerra. La guerra non è soltanto determinata da un fatto biologico che ha la sua origine nella lotta tra i geni, né da criteri irrazionali. Essa è determinata da logiche di calcolo alla base di una razionalità che può imporre momenti di pace a vantaggio anche di soggetti vulnerabili. Questa protezione del più debole contraddice il principio del fattore biologico in cui il più forte si impone e cancella il più debole.

Share on Facebook

I commenti sono chiusi.