Crisi: in Italia si è scatenata una drammatica stagione di suicidi

FERDINANDO PELLICIA
LIBERO REPORTER

6 maggio 2012

Si tratta di una lunga scia di imprenditori, artigiani, disoccupati, pensionati che cedono alla disperazione.
Persone che si vedono incapaci di fronteggiare un licenziamento, il lavoro che non si riesce più a trovare, le spese da fronteggiare per mandare avanti azienda, casa e famiglia.
Sono questi i motivi che stanno spingendo tante persone a commettere un gesto così estremo come è quello di togliersi la vita.
Morti non definibili che la psicoanalisi definisce conseguenza dell’elemento di difesa che esiste in un individuo e che si scatena in lui per preservare dalla distruzione quel poco che resta della propria dignità.
In proposito oggi, dopo l’ultimo episodio verificatosi in Campania di un 72enne che ha tentato il suicidio a Napoli, è intervenuto l’Arcivescovo di Napoli, Cardinale Crescenzio Sepe affermando: “Ciascuno si interroghi sulle cause e sul perchè della situazione che si sta creando… non possiamo rimanere insensibili”.
L’uomo diventa boia e vittima di se stesso come spiega sul suo sito www.psicologiacritica.it lo psicanalista e criminologo Francisco Mele.
“La perdita di una base sicura di lavoro, e quindi di solidità economica, toglie alla condizione maschile quel punto di appoggio fondato sull’autostima circa la propria posizione nel mondo che è prerogativa essenziale del loro universo rispetto a quello femminile. Se ‘l’organizzatore esistenziale’ della vita è la riuscita nel lavoro, venendo a mancare tale elemento, l’individuo si sente insicuro e crolla emotivamente”, afferma Mele che fa anche un’interessante analisi in cui spiega che: “Da quando è cominciata la crisi attuale, alla fine del 2008, viene registrato un numero significativo di suicidi che si verificano per la grande maggioranza nell’ambito maschile che sono collegati per la maggioranza a situazioni di disagio economico”.
La Cgia rivela che nei primi 4 mesi del 2012, a causa della crisi economica, ci sono stati in Italia, nessuna regione esclusa, almeno 32 suicidi di imprenditori.
Si sta vivendo un periodo di stallo, di incertezza che generano tanta paura.
Attualmente lo spettro di diventare poveri è quello che più di tutto si agita e incute paura nella gente.
Uno spettro che è fatto aleggiare su tutto e tutti anche attraverso i media e le statistiche che a volte finiscono involontariamente per enfatizzare le cose alimentando ulteriormente questa situazione di disagio diffuso.
I problemi economici possono avere un forte impatto negativo su come le persone guardano se stesse e al loro futuro, ma anche sui
rapporti con la famiglia e i loro amici e questo fa sorgere anche problemi sociali.
Come ha spiegato in un’intervista il filosofo e politologo Massimo Cacciari: “Ormai è una crisi anche esistenziale; c’è uno stato di esasperazione fortissimo, una crisi economica che è anche sociale, con casi di suicidio che ormai è divenuto un fatto quotidiano”.
Il modo di dire finisco sotto i ponti oggi per molti si è concretizzato e per tanti altri la cosa migliore da fare è ammazzarsi subito anche per salvare la propria dignità.
La crisi economica mondiale ormai sta togliendo a tanti la possibilità di poter continuare a vivere serenamente e felici.
Diminuiscono sempre di più le persone con un’occupazione sicura, mentre crescono quelle con una precaria o disoccupata.
Tutto queste genera un’insicurezza diffusa.
Sono in tanti ad andare a letto la sera o svegliarsi al mattino con l’ossessionante paura di non poter assicurare a sé stessi e alla propria famiglia un futuro economico sicuro.
La convinzione generale è che attualmente è impossibile pensare che ci possa essere un futuro dopo che si è perso il lavoro o l’unica fonte di guadagno.
La certezza di non trovarne più un altro o non riuscire a ricominciare da capo attanaglia l’animo e la mente di tanti a cui questa ‘sventura’ capita.
Purtroppo è tutto il mondo a vivere questo tracollo economico in atto da tre anni, ma di cui solo negli ultimi mesi si cominciano a vedere l’impatto, per cui è inutile pensare di ‘scappare’, non esistono vie di fuga.
La paura di non poter più pagare il mutuo o l’affitto della casa, le bollette e ne tantomeno di poter mantenere il tenore di vita tenuto fino a quel momento è infatti, la miccia che innesca tutto.
E’ anche un fattore psicologico quindi, a pesare. Un fattore che fa vivere prima che accada quello che potrebbe verificarsi.
Ed allora in tanti, di fronte anche alla sola ipotesi di non poter ricominciare da capo dopo aver perso tutto quello che avevano raggiunto con sacrificio e anni di lavoro, si tolgono la vita o perlomeno ci provano.
Purtroppo gli effetti dell’economia in crisi si manifestano anche attraverso il fatto che gli italiani, pressati dalle restrizioni economiche, comincino a risparmiare con azioni preventive di base come non seguire una sana alimentazione e lo sport.
Purtroppo non sono pochi quelli che arrivano al punto che in alcuni periodi del mese non possiedono più nemmeno un euro per potersi ad esempio comprare un pezzo di pane.
Si comincia a rinunciare al superfluo accontentandosi del necessario e questo è un comportamento che ha come conseguenza diretta l’impoverimento delle industrie, del commercio che danno lavoro a tanta altra gente è una catena insomma, che lega tutti.
Per cui se non si spende i negozi e le aziende falliscono e licenziano i dipendenti.
Il tutto è come un ciclo, si creano altri disoccupati per paura.
Chi non chiude o licenzia finisce solo per tirare avanti nell’incertezza e si arriva a casi in cui i dipendenti non ricevono la corresponsione dello stipendio da mesi a volte solo prolungando l’agonia e dando false speranze.
Una situazione davvero complicata.
Numerosi studi inoltre, dimostrano anche che l’impatto di una crisi economico-finanziaria, come quella in corso a livello globale, è forte anche sulla salute. Ci si ammala di più e ci si cura di meno.
In Italia i dati poi, rivelano che sono in aumento le morti connesse all’uso/abuso di bevande alcoliche e droghe.
Per fortuna però, ci sono anche tanti che ancora credono che la vita non è solo occupare un posto di lavoro, ma anche altro. Continuare a vivere, e crederci è importante altrimenti le occasioni che possono arrivare, anche inaspettate, vengono completamente perse e sprecate.
Purtroppo come in tutte le cose ci sono chi invece, non vivono in prima persona questo problema. Loro ne sono immuni, ma forse anche perché non ci pensano.
Qualcuno ha detto che il posto fisso è noioso. Qualcun altro ha detto che si cerca il lavoro vicino a casa per restare accanto a mamma e papà. Molti anni prima qualcun’altro aveva detto che i giovani erano dei bamboccioni.
La triste realtà è che oggi se hai il posto fisso hai un futuro, incerto, ma lo hai. Cosa che invece, è negata a tutti gli altri che non hanno alcuna aspettativa lavorativa.
Infine, come effetto del disagio diffuso, dilagante, scatenato dalle difficoltà socio-economiche risultano in aumentato il consumo di farmaci antidepressivi.
In Italia l’uso di antidepressivi è cresciuto di oltre 4 volte passando da 8,18 dosi giornaliere per 1000 abitanti nel 2000 a 35,72 nel 2010.

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