BAMBINO UCCISO DAL PADRE

2009 > 02 > 26 > Cronaca >

MILANO-MELE: SU OMICIDIO AL CONSULTORIO, PADRE NON HA SOPPORTATO LIMITE LEGGE

LO PSICOTERAPEUTA, GUERRA IN ATTO DI TUTTI CONTRO TUTTI CADUTI I CONFINI DEL CONFLITTO
Roma, 26 feb. (Adnkronos) – ”Il caso del bambino ucciso dal padre al consultorio e’ l’ultimo di una lunga scia di delitti della guerra in atto di tutti contro tutti, in cui i confini del conflitto sono scomparsi e non esistono piu’ luoghi protetti”. Lo sottolinea all’ADNKRONOS il criminologo Francisco Mele, specializzato in terapia familiare e autore di numerosi saggi come ”Le spie dell’incertezza. Scuola, famiglia e istituzioni” e ”Il disincanto-Le Patologie dell’abbondanza”, scritto insieme a Maricla Boggio e a R.Bortino, commentando la tragedia che si e’ consumata ieri a San Donato Milanese, protagonista un egiziano che dopo aver ucciso il figlio di nove anni, si e’ tolto la vita.
”Occorre -ricorda Mele- considerare il conflitto culturale presente in quasi ogni famiglia. La lotta per imporre il modello educativo di provenienza della famiglia d’origine della madre o del padre diventa una battaglia fra i coniugi, e non sempre si arriva a un’intesa di mediazione. Fra le due parti contendenti si pone implicitamente il quesito: a chi appartiene il figlio?”.

”Il figlicidio che si e’ consumato ieri -precisa lo psicoterapeuta- ha motivazioni diverse: questo padre non ha sopportato il limite che impone la legge; è un padre considerato violento già dalle istituzioni, altrimenti non gli sarebbe stato imposto di incontrare il bambino in luoghi protetti. L’aumento del tasso di violenza che coinvolge la nostra società non risparmia il rapporto tra individui e istituzioni. Le assistenti sociali, così come gli insegnanti, si trovano in prima fila ad affrontare il disagio, rischiano lo stress e talvolta si trovano in pericolo anche fisicamente. A causa di questa situazione si aggiunge anche il problema della sicurezza delle persone negli spazi delle Asl, nei centri di Ascolto, e cosi’ via. Mi chiedo -conclude- come è stato possibile che quest’uomo sua potuto entrare in uno di questi ‘spazi protetti’ con un coltello e una pistola, senza essere controllato da nessuno. L’azione di questo padre ha ‘punito’ non soltanto la madre di suo figlio, ma anche l’organizzazione della giustizia e i servizi pubblici e privati che si stavano occupando della persona uccisa”.

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