ABUSO D’ALCOOL TRA TEENAGER

(FONTE) ADNKRONOS Salute, 22 marzo 2008
(pubblicato il 25 marzo su Automedicazione, le news salute).

l’articolo ripreso sul sito PAOLA BERTOLINI’S point of wiew

“A Londra si può vedere quasi giornalmente quanto le persone siano felici di “sbronzarsi”, ogni giorno e soprattutto ad ogni ora: ho profonda ammirazione per l’autore di questo documento – Francisco Mele, psicanalista, criminologo e docente di Sociologia della famiglia- che tratta appunto dell’abuso di alchool e dice:

“- Non più legato solo alla povertà e all’emarginazione, l’alcolismo è ora anche figlio dell’abbondanza, dell’indifferenza e della trasformazione degli equilibri all’interno della famiglia. E in particolare della scomparsa del ruolo paterno inteso come metafora dell’ordine e dell’autorità. Ecco perché colpisce sempre più giovanissimi. Mele commenta all’ADNKRONOS il caso della teenager di Bolzano trovata incosciente, in coma preetilico, all’esterno di una discoteca ieri notte.

Solo la punta dell’iceberg di un fenomeno in preoccupante crescita: secondo un recente rapporto dell’Ispo (Istituto per gli studi sulla pubblica opinione presieduto da Renato Mannheimer) è infatti più che raddoppiata, in appena quattro anni, la percentuale dei giovani che si ‘sbronzano’ almeno tre volte in un mese’. “Quando una ragazzina di 15 anni che vive in una zona bellissima e abbastanza ricca come il Trentino Alto Adige si ubriaca fino a essere ricoverata in ospedale, vuol dire che c’è un profondo malessere e una difficoltà nel vivere la realtà. La diffusione dell’alcolismo in una Regione che per altro ospita le migliori strutture che si occupano di dipendenze in Italia vuol dire che il problema è profondo. Qui non si tratta di un alcolismo della povertà e dell’emarginazione sociale, ma di un alcolismo dell’abbondanza”.

“Nel ‘ritiro’ subito in questi anni dal ruolo del padre, inteso come metafora dell’ordine e dell’autorità – prosegue lo psicologo – potremmo trovare una risposta. Il valore del padre è stato messo in crisi dal ’68 in poi, siamo passati dal padre-padrone autoritario a una nuova figura spesso timorosa, paurosa e distante dai figli. Questa distanza ha finito per creare nei figli un senso di abbandono, una perdita dei punti di riferimento, culminata inevitabilmente in forme di malessere, una delle quali appunto l’alcolismo”.

“Il fatto poi che le donne – aggiunge – che prima bevevano lontano dagli occhi della gente, adesso lo facciano in pubblico, può essere interpretato forse come un tentativo di proteggersi, di vincere la paura della violenza che spesso si manifesta di notte. Credo che tutti noi, educatori, terapeuti, giornalisti, preti dovremmo pensare seriamente a trovare un sistema in cui la parola abbia di nuovo un valore. Se non c’è dialogo – conclude Mele – o più semplicemente, non c’è nessuno che ascolta, inevitabilmente i problemi possono sfociare in fughe dalla realtà quali tossicodipendenze e alcolismo”.

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